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sabato 28 marzo 2015

Cellino Attanasio: Nel feudo degli Acquaviva

La barbetta da fauno dell’uomo di mezza età si sporge dal belvedere su un finimondo di colline simili a un mare reso pazzo da improvvisi cambi di vento.

La distesa di gobbe gialle di stoppie e verde di prati era difficile da rendere più bella.



Eppure dal medioevo l’uomo c’è riuscito, rivestendo il cocuzzolo dell’altura più pronunciata con il borgo incastellato di Cellino Attanasio, arrampicato proprio in cima al colle.

Qui l’armonia delle testimonianze artistiche e monumentali sono immerse nel silenzio della campagna.
Eppure, quando il vento soffia dalla costa rosetana, senti il respiro della terra.
Nell'aria frizzante dell’autunno, le narici percepiscono quasi come voce, l’umore asprigno delle viti che emana dalla bella campagna cellinese.
Questa è la culla ideale per vini, oli, frutta e ortaggi che contribuiscono a sviluppare una cucina tradizionale sapida, gustosa e varia.
Il tizio silenzioso sembra guardare giù verso una delle tante distese dove si muovono lentamente punti bianchi di pecore accompagnate dallo scampanio dei cani pastore.
Il mare vero c’è, quello Adriatico è poco più giù.
Da questa sommità si gode uno spettacolo.
Le colline ammantano Cellino delle tinte di stagione sapientemente dosate da un grande Creatore: gialle in estate, scure in autunno dopo l’aratura, bianche d’inverno per la neve e verdissime in primavera.

Il paese spicca come diadema.
Lo potete immaginare dalle belle foto di Eleonora Luciani, una ragazza che ama la fotografia e il suo paese profondamente anche se dice: “Da noi non succede mai nulla ….”.
Qui diventa lampante come la conservazione di una bella Italia dipenda dalla volontà precisa dei suoi abitanti.

Anche al viaggiatore più distratto non può sfuggire la suggestione di quest’antico villaggio.
Le colline dai rigogliosi pergolati di viti contribuiscono non poco a completare l’immagine della cinta turrita.
La possente torre è l’avamposto di un mondo, dove ogni pietra racconta storie antiche.
Il manufatto cilindrico in laterizio, dai merli guelfi purtroppo non originali che si rincorrono uno dopo l’altro, domina il paesaggio.
Alcuni monconi di mura di una seconda torre sono ciò che resta della fantastica cortina muraria innalzata dopo che l’antico feudo degli Acquaviva fu piegato nel tardo quattrocento, cadendo sotto i colpi di maglio di un assedio senza precedenti.
Matteo di Capua, al servizio degli Aragonesi, combatté contro il duca di Atri, Giosia Acquaviva che aveva osato sfidare i potenti, rifugiandosi, disperato, nel borgo.
Da poco questo notevole esempio di architettura militare medievale è stato oggetto d’interventi per scongiurare problemi di staticità.

Qui ci si sente trasportati in un’altra epoca dove tutto era più semplice, genuino.
Cellino Attanasio, infatti, è discreta.

Si arrocca con le sue case sin dall'XI secolo, anche se i numerosi rinvenimenti archeologici raccontano di vite ben più lontane.


La visita al paese potrebbe durare una manciata di minuti date le ridotte dimensioni, però se si opta per una lunga sosta, si viene ripagati eccome!

Si gode dei netti cambiamenti di luce nelle varie ore del giorno, si percorrono vicoli che a ogni angolo aprono scorci su facciate ornate di fiori, donne che cuciono o chiacchierano fuori l’uscio di casa, bimbi che giocano.

Guardando attentamente negli angoli più reconditi si scoprono portoni in pietra locale, alcuni con piccole sculture d’immagini sacre a proteggere la famiglia che vi abita.
Un tempo, agli ingressi, si scolpivano figure apotropaiche e grottesche maschere destinate ad allontanare spiriti maligni.
Lungo i meandri dell’abitato diventa impossibile per il visitatore non amare profondamente quell'incredibile unione di quotidianità e senso comune del bello semplice.
Un luogo pigro, tranquillo ma nello stesso tempo, energico e vivo, un palco di antiche emozioni.
Siamo lontani mille anni luce dal groviglio strombazzante che si scioglie tra le vie di un centro che non contiene vicoli di un paradiso turistico.
È la tranquillità, il valore aggiunto.
In fondo al viale d’ingresso al paese, dedicato a Luigi di Savoia, giace, in attesa di stupire, il monumento più rappresentativo, la chiesa madre dedicata a Santa Maria la Nova.

Risalente al trecento, la parrocchiale fu profondamente modificata nell'ottocento, a causa del disastroso crollo delle volte.

Da guardare con ammirazione c’è il portale quattrocentesco di Matteo Capro, napoletano innamorato dei nostri luoghi tanto da lasciare altre opere pregevoli in paesi di
montagna.

All'interno del tempio, che un tempo era a tre navate e oggi ne conta una in meno, c’è un tesoro diffuso: un cero pasquale datato 1383, con un serpeggiante tralcio di vite tra foglie e pigne, statue di buona fattura, un coro ligneo, un tabernacolo in pietra del tardo quattrocento, un ricco altare barocco.

Un luogo di rigoroso impianto ecclesiastico, elegante e bello.
E poi, nel cuore delle case, superata la piazza dedicata al naturalista Rubini, è doveroso raggiungere lo slargo di S. Antonio, dove si affaccia la chiesa dedicata al santo di Assisi, Francesco, inglobata singolarmente alla struttura di un altro torrione forse più antico dell’attuale cinta.

Mi viene incontro un signore, mentre mi appresto a salire in auto per andare via.
L’uomo con l’elegante cappello, come appartenesse a un altro tempo, mi saluta con rispetto, togliendo il copricapo dalla testa.
È il simbolo di un’Italia dimenticata, il segno di una tradizione fatta di educazione e rispetto che solo il cuore di un’antica provincia può conservare.

Grazie a Eleonora Luciani per le sue foto

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Articolo di Sergio Scacchia pubblicato sul blog Paesaggio Teramano collegato alla rivista omonima.
Sul blog "Paesaggio Teramano" possibilità di visionare o fare il download dei numeri della rivista già pubblicati.
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lunedì 18 febbraio 2013

Cellino Attanasio: antico feudo degli Acquaviva.

Cellino Attanasio, antico feudo degli Acquaviva, non è soltanto un paese con una storia sontuosa testimoniata da una cinta muraria potenziata da torrioni che fa intuire l’importanza strategica nei secoli.

Tanto meno questo borgo incastellato ha nel paesaggio che si dipana tra la valle del Vomano e quella del Piomba, in uno spettacolo che dal mare porta fin sulle vette della catena del Gran Sasso, il suo punto di forza.

Quello che più di ogni altro rende Cellino da visitare è la chiesa madre di Santa Maria La Nova, autentico scrigno di meraviglie, posto alla fine del viale Luigi di Savoia che si apre su di una veduta spettacolare che regala mezzo Abruzzo teramano agli occhi del visitatore.

E badate bene che questa chiesa di origini trecentesche, la cui torre campanaria fu inglobata poi alla sua prima edificazione, potrebbe essere un tesoro di più grandi proporzioni se non fosse stata spogliata e alcune delle sue opere fossero state lasciate lì, dove erano originariamente collocate.

All'interno si trova un bel tabernacolo quattrocentesco in pietra attribuito a Andrea Lombardo, autore del portale di S.Antonio a Tossicia, qualche bel dipinto e un cero pasquale finemente lavorato.
 Credo però che il tesoro da non perdere sia il magnifico portale quattrocentesco del napoletano Matteo Capro, attivissimo e quotato artista che in circa dieci anni ha lasciato opere immortali sparse in tutto Abruzzo.

La scena dell’Annunciazione nella lunetta è una maiolica geniale che scrutata attentamente fa riflettere sulla portata e sull’importanza dell’avvenimento.
Sono bellissimi i leoni stilofori che reggono le colonne tortili e i giochi di pietra che contornano l’ingresso.
Importante è anche lo stemma gentilizio della potente famiglia Acquaviva che campeggia sulla parte superiore.


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Articolo di Sergio Scacchia pubblicato sul blog Paesaggio Teramano collegato alla rivista omonima.
Sul blog "Paesaggio Teramano" possibilità di visionare o fare il download dei numeri della rivista già pubblicati.
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