Cerca nel blog o nel web o nei siti della PacotVideo

Visualizzazione post con etichetta Paesaggio Teramano 07. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paesaggio Teramano 07. Mostra tutti i post

mercoledì 1 maggio 2013

La Via dei Borghi: dodici paesi in pochi chilometri

Lucio De Marcellis e il Coordinamento Ciclabili Teramane ci guidano a un’esaltante e facile passeggiata sulle colline teramane, tra cultura e natura

Quando l’inverno non consente lunghi itinerari, chi ama trascorrere ore in ambiente, scopre itinerari vicini d’insospettabile bellezza.

La “Via dei Borghi”, ideata dal Coordinamento delle Ciclabili Teramane, è un percorso adatto sia per chi ama camminare sia per chi utilizza una mountain bike.


In pochi chilometri collinari, l’itinerario collega diversi borghi nei comuni di Teramo, Montorio al Vomano e Torricella Sicura.

Da quest’ultimo paese a sei chilometri dal capoluogo, il percorso è tabellato fino a Frondarola e presto le indicazioni arriveranno a Rapino grazie ad un’associazione locale di salvaguardia del territorio.
 Si parte da Teramo procedendo sulla Strada Provinciale 48 di Bosco Martese fino a Torricella Sicura.
La strada è frequentata in tutte le stagioni, da camminatori di ogni età.

Giunti nella piazza principale, intitolata all’eroe della Resistenza teramana, Mario Capuani, di fronte alla chiesa parrocchiale di San Paolo si prosegue su strade secondarie, verso il quartiere Case Romani, costeggiando la sede del Museo e presepe etnografico “Le genti della Laga” e della Comunità Montana della Laga.

Poco più avanti c’è l’abitazione dei fratelli Giorgio e Saverio Romani, valorosi patrioti morti durante la 1° Guerra Mondiale.
Dopo la breve discesa si risale al borgo di Piano Grande costeggiando la Fonte Vecchia, recentemente restaurata.

Ai margini del centro storico, che meriterebbe una sosta, si svolta a sinistra, direzione Cavuccio.
Dopo un’ulteriore breve discesa-salita si costeggia la chiesetta di S. Nicola.
Si attraversa il borgo di Cavuccio e, in prossimità della croce, si svolta a sinistra.

Un tratto in terra battuta conduce al cimitero; superatolo, si attraversa la strada provinciale e subito dopo il fosso Rio.
In breve si raggiunge Villa Tordinia.

Qui si percorre un breve tratto di strada provinciale verso monte, in prossimità del primo tornante s’imbocca la via secondaria a sinistra.

Volendo si può proseguire sulla strada principale per visitare il borgo storico di Villa Ripa e poi ricongiungersi all’itinerario che conduce all’antica chiesa di S. Maria di Ponte a Porto nell’agro di Frondarola.
La chiesetta sorge sull’argine sinistro del fiume Tordino, in un luogo, dove vi era un antico passaggio sulle acque.
Nella piana adiacente si svolgeva l’ultima fiera d’estate delle greggi prima della transumanza verso le Puglie.
La manifestazione negli anni ’20 si spostò ai margini dell’abitato di Frondarola, dove mantenne la tradizione fino agli anni ’60.

Ora si attraversa quello che era, nei tempi antichi, il ponte a pietre squadrate della Via Cecilia.

Nella descrizione dello storico Niccola Palma, la strada romana dalla Salaria, raggiungeva l’Interamnia (Teramo) proseguendo fino a Castrum Novum (Giulianova).

Quest’antica arteria è testimoniata anche dalla pietra miliare indicante il miglio romano CXIIII, rinvenuta a Valle S. Giovanni nel 1993, custodita nei depositi del Museo archeologico di Chieti.

Attraversando il ponte sul Tordino si raggiunge la provinciale, a Travazzano.

Si prosegue verso valle per raggiungere il bivio di Frondarola, sede di un antico castello, dal quale si gode un panorama a 360° verso la catena del Gran Sasso, la Maiella, La Laga, i Monti Gemelli.

La gita potrebbe proseguire verso la vicina Rocciano da dove è possibile tornare a Teramo lungo un percorso in terra battuta, attraversando il quartiere Mezzanotte.

Chi ha gambe forti può invece dirigersi verso il minuscolo abitato di Rapino, su strada asfaltata.

È possibile scendere nella valle del Vomano e per un antico tratturo lungo l’argine sinistro del fiume, raggiungere Piane di Collevecchio.

Negli anni ‘80 qui sono state rinvenute antiche cisterne romane. Gli storici hanno ipotizzato la presenza delle terme.
La sorgente di acque sulfuree attende la valorizzazione del comune di Montorio.

La strada asfaltata sale a Collevecchio.
Attraverso l’ex statale (ora dismessa e con traffico nullo) è possibile tornare a Frondarola e a Teramo, attraverso Rocciano.



Gli articoli inseriti nella rivista sono redatti da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di tre libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat" e "Abruzzo nel cuore".

Tutti gli articoli sono condivisi su Facebook nella bacheca di Sergio Scacchia e nella pagina "Il Mio Ararat" e su Google Plus.

Gli articoli sono inoltre pubblicati da Vincenzo Cicconi della PacotVideo , tra l'altro gestore di questo blog, su:
(blog della Città di Teramo - blog di Pensieri Teramani)
Pagina Facebook
(Il blog della città di Teramo e della sua Provincia)
N°1 pagina di Google Plus
(La città di Teramo e la sua Provincia)
Twitter
(Città di Teramo Blog)

domenica 21 aprile 2013

L’antica chiesa di San Nicola a Cavuccio

(Grazie per la collaborazione  e le foto al professor Lucio De Marcellis)

Il silenzio della campagna riempie le orecchie.
Il canto degli uccelli, una foglia che si stacca da un ramo e scivola tra quelle ancora attaccate all'albero, il vento che sussurra tra gli olivi.
Davanti ai miei occhi l’antica chiesa di San Nicola.

Di là del colle il gruppetto di case del borgo di
Cavuccio.

Per secoli, benché minuscolo, punto di ritrovo per mercanti e viaggiatori che, attraverso i monti, dovevano raggiungere le terre marchigiane.
 Qualcuno ipotizza che qui esisteva un monastero, distrutto e sepolto in epoca remota.
Altri giurano che la Parrocchiale sia stata costruita sui resti di un’antica chiesa dell’anno mille.

Di sicuro sono stati rinvenuti ruderi di un antico acquedotto romano.
Esternamente, sulla porta laterale, un architrave in pietra presenta incisioni misteriose di origine sumerica.
Gli abitanti del luogo non sanno come siano arrivate lì.

La vetusta chiesetta risalente al XV secolo, posizionata nella parte estrema dell’abitato, restaurata poco tempo fa grazie ad un contributo regionale, sembra nata come atto di ringraziamento.

Si favoleggia di una furiosa battaglia svoltasi tra i contadini e temibili briganti.
Lo scontro volse a favore dei locali che sconfissero il gruppo degli invasori, erigendo questo edificio sacro come voto a Dio per il pericolo scampato.

I paesi venivano costruiti su dei colli proprio per difendersi dalle razzie di questi malviventi.
Basti pensare ad altri villaggi limitrofi come Villa Ripa, Frondarola, Spiano o Rocciano.

Le famigerate bande capitanate dal mitico Santuccio di Froscia e dal feroce Titta Colranieri compivano le più nere malefatte, mettendo tutto a ferro e fuoco.

Questa ridente frazione di poche dimore raggruppate e racchiuse fra colline verdi, posizionata su di un colle a belvedere, che dista sette chilometri da Teramo, è semplicemente deliziosa.

Pochi abitanti, tutti innamorati della loro terra.
La mancanza di un piano regolatore non ha permesso, negli ultimi anni, l’edificazione di nuove abitazioni e questa è stata una vera fortuna.

Sembrano antichissime le origini di Cavuccio. Resti di epoca romana sono visibili in contrada “Malle” che, insieme a quella denominata della “Taverna”, “Collepiano” e “Piano Piccolo”, rappresentano la parte del paese con il più alto numero di abitanti.
Il villaggio è citato già nel 1007 quando esisteva un castello a Piano Piccolo, poi donato al Vescovo Pietro I.

Aggregata vi era anche Villa Ripa denominata Riparattieri che, secondo vecchi censimenti risalenti al 1931, divenne poi frazione a sé stante.

Secondo un bollettino di quegli anni, Cavuccio contava oltre 500 abitanti con circa 114 famiglie.
Oggi le anime sono molto meno.

Il piccolo nucleo, nella sua atmosfera raccolta, ha conservato la sua vocazione agricola anche se molti lavorano a Teramo.

La passeggiata volge al termine.
Alcuni alberi sulla strada mostrano piccole mele.
Frutto proibito dell’Eden o pomo di Paride, nell’immagine tramandata dagli antichi, la mela è “mala orculos”, il cibo degli Inferi.
Ma qui a Cavuccio è tutto paradisiaco.



Gli articoli inseriti nella rivista sono redatti da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di tre libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat" e "Abruzzo nel cuore".

Tutti gli articoli sono condivisi su Facebook nella bacheca di Sergio Scacchia e nella pagina "Il Mio Ararat" e su Google Plus.

Gli articoli sono inoltre pubblicati da Vincenzo Cicconi della PacotVideo , tra l'altro gestore di questo blog, su:
(blog della Città di Teramo - blog di Pensieri Teramani)
Pagina Facebook
(Il blog della città di Teramo e della sua Provincia)
N°1 pagina di Google Plus
(La città di Teramo e la sua Provincia)
Twitter
(Città di Teramo Blog)

domenica 14 aprile 2013

I Guerrieri e i Turchi di Villa Ripa

(Un sincero grazie per la preziosa collaborazione al professor Lucio De Marcellis).

 Scoprii Villa Ripa attraverso una ricerca inedita di Angelo Fabiocchi, suo abitante entusiasta, dove si parlava del simbolo di questo piccolo borgo a pochi chilometri da Teramo: due palazzi di altrettante famiglie facoltose, i Guerrieri ed i Turchi che aprivano e chiudevano l’abitato, a simboleggiare il dominio dei signorotti sul popolo.

Oggi la dimora Guerrieri si trova quasi al centro del paese in Largo San Martino e le fa da completamento, una grossa costruzione situata di fronte al palazzo stesso e che si allunga, per una ventina di metri, verso est fiancheggiando, da un lato, la chiesa parrocchiale.

Essa era adibita a cantina, ci dice la ricerca del signor Angelo, dove la ricca famiglia ammassava, dentro grossi botti, centinaia di ettolitri di vino che i vari contadini (quasi un centinaio) producevano nelle loro masserie.

I palazzi Guerrieri e Turchi sono di origini molto antiche, sicuramente tra i primi a essere stati edificati.
Il primo fu ampliato intorno agli ultimi anni del '700 ad opere del sacerdote Don Giacinto Guerrieri.

Dalla parte opposta della canonica, verso est, vi è la zona nuova del paese con costruzioni moderne che fiancheggiano una più ampia via chiamata "strada delle Fornaci”.

Negli ultimi anni dell’800 fu sostituita dall’arteria che oggi percorre un tragitto più ampio ma comodo.

La chiesina, edificata nel 1607, è stata ristrutturata nell'ottobre del 1968 assumendo l'aspetto attuale.
Del tempio originale di S. Martino, purtroppo, non vi è più traccia se non nei muri perimetrali.
Sulla facciata della chiesa è posta una Madonnina.
La targa indica che fu collocata dall'Azione Cattolica in occasione dell'anno santo 1950.
All’attualità la parrocchia conta circa centottanta famiglie per un totale di settecentocinquanta anime.

Fuori dal paese merita una visita la ripida via della Fonte Vecchia, molto utilizzata fino all'ottobre del 1935, quando arrivò in paese l'acqua potabile ad opera della Società Acquedotto del Ruzzo.

Alcuni abitanti si sono impegnati anni fa per riportare alla luce la fontana coperta dai calcinacci di una discarica abusiva.

Da qui è possibile, di fronte, nell'altra parte del Tordino, osservare l'edificio della Motorizzazione.

Nel sottostante greto del fiume di fronte a Villa Butteri, c'è il Ponte di Turchi a tre arcate di cui una crollata circa quarant’anni fa e, vicino, il Mulino di Turchi funzionante fino agli anni ‘60, al quale era annesso un frantoio ed una macchina per selezionare l’erba.

Scrive ancora Angelo Fabiocchi:
Della famiglia dei Turchi si hanno le prime notizie a partire dalla fine del 1500 ma non sappiamo se sono originari del paese, comunque da quella data hanno abitato stabilmente a Villa Ripa nel loro palazzo, situato in largo Turchi, tenendo conto che avevano grossi possedimenti nella nostra zona.

Era di loro proprietà l’attuale mulino (funzionante fino agli anni ’60) con annesso il frantoio ed una macchina per selezionare l’erba (ora tutto diroccato) sul Tordino in località "Contrada della Marchesa"; di tutto lo stabile si ha notizie già dai primi anni del ‘700.

Il ponte che si trova a qualche metro dal mulino è chiamato " il ponte di Turchi" e molto probabilmente venne costruito da questa famiglia visto che la maggior parte dei terreni confinanti col fiume era di loro proprietà.

Il 23 Giugno 1858 , la vigilia di San Giovanni la sera, verso le ore 20, il ponte di Turchi (si tratta del vecchio ponte precedente a quello ancora esistente che da Villa Ripa porta a Villa Butteri e quindi a Montorio, passando per Frondarola) "fu dalla propria piena del Tordino scarpito e demolito portando la grossa vena, su cui era piantato, sotto le ripe di Cellone (nomignolo di una famiglia di Villa Butteri da cui aveva preso il nome il burrone dalla parte di detto paese) per quanto il fiume era gonfio, che le acque penetrarono dentro il molino rovinando le macine, una porta del molino fu dall'acqua cacciata e l'acqua stessa toccava i coppi del trappito”.



Articolo redatto da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di tre libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat" e "Abruzzo nel cuore".

L'articolo è stato pubblicato su N°2 blog
(blog della Città di Teramo - blog di Pensieri Teramani)
N°2 pagine Facebook
(Il blog della città di Teramo e della sua Provincia - Il mio Ararat - Abruzzo Teramano / La Cassandra)
N°1 pagina di Google Plus
(La città di Teramo e la sua Provincia)
Twitter
(Città di Teramo Blog)

sabato 13 aprile 2013

Un castello importante alle porte di Teramo!

Frondarola è un borgo delle colline teramane da dove si gode una spettacolare vista sull'intera catena del Gran Sasso

Anni fa, il professor Quirino Iannetti, studioso di storia, definì questo borgo secolare “il castello più importante alle porte di Teramo”.

L’antico “Fornarolo” ancora oggi è crocevia tra mare e monti.

Il paese a 458 metri, variò più volte il suo nome nei secoli, in Forarolo, Frontariolo, Frondarola e si presentò nel primo documento pubblico, in un atto di donazione che il conte Trasmondo di Siffredo faceva del castello alla chiesa aprutina, nel 1076.

Il nome del borgo derivava da “Furnus” (famiglia di edili, amministratori della città di Teramo) e da “Arola” (piccola terra).
Quando l’Interamnia fu messa a ferro e fuoco nel 1156 dalle soldataglie del Loretello, i nobili si rifugiarono nelle campagne.

I Melatini, tra le famiglie più potenti della città, si trasferirono nel piccolo abitato e nell’anno 1341 ne divennero i feudatari.

Nell’anno 1371 Matteo di Roberto, della stessa famiglia diede mano alla costruzione di una rocca.
Nel 1424 il paese divenne feudo di un’altra grande famiglia, gli Acquaviva di Atri.

Alcuni facinorosi si rifugiarono a Frondarola iniziando a molestare la città di Teramo.
Le truppe teramane provarono a dare loro una lezione, ma furono sconfitti.

Ecco cosa si legge da uno stralcio pubblicato da don Giulio Di Nicola su «Paesi d’Abruzzo»:
“Il 7 aprile 1459 in Teramo gran pianto e rammarichi perciocché essendo andati alcuni giovani per comandamento del Magistrato ad espugnare la rocca di Frondarola (spelonca ed asilo di scellerati) ebbe lacrimoso esito. Perciocché molti di loro furono uccisi, i nomi de’ quali si tacciono ne’ libri, onde ho cavato quello che vi racconto …”.

Don Giulio scrive anche che:
“… In seguito i teramani si presero la rivincita espugnando il castello e saccheggiando il paese. Grande fu la rovina in quanto nel 1462 s’implorò la franchigia da tributi e tasse.
Il 5 marzo 1470 il re Ferdinando II d’Aragona concedeva Frondarola alla città di Teramo con piena facoltà di conservare o distruggere il castello.

I teramani decisero di radere al suolo la rocca in quanto ritenuta covo di fuorusciti teramani.
Al termine della guerra tra francesi e aragonesi, nel 1505, Frondarola, insieme ad altre ventisette frazioni, dovette ritornare sotto Teramo.

È interessante visitare la parrocchiale del S.S. Salvatore nella quale sono stati fatti numerosi lavori di restauro, in particolare del soffitto ligneo negli anni '60.

Il tempio si presenta come una grande “T” a unica navata con due altari in stucco le cui origini risalirebbero al XIII secolo, oggi rimaneggiati.

L’altare di sinistra è dedicato alla Madonna del Rosario e su di esso si trova una pregevole tela della Vergine databile ai primi anni del 1600.

All’Addolorata è dedicato l’altare di destra, dove si trova anche una bella statua di Santa Rita.
Si hanno notizie della chiesa fin dal 1683.

(Grazie per la gentile e preziosa collaborazione al professor Lucio De Marcellis).




Articolo redatto da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di tre libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat" e "Abruzzo nel cuore".

L'articolo è stato pubblicato su N°2 blog
(blog della Città di Teramo - blog di Pensieri Teramani)
N°2 pagine Facebook
(Il blog della città di Teramo e della sua Provincia - Il mio Ararat - Abruzzo Teramano / La Cassandra)
N°1 pagina di Google Plus
(La città di Teramo e la sua Provincia)
Twitter
(Città di Teramo Blog)

giovedì 28 febbraio 2013

7° numero della rivista Paesaggio Teramano (1/2013)

Pubblichiamo il nuovo numero di Paesaggio Teramano (N°7 - Primo bimestre 2013).

Cliccando sulla immagine di copertina è possibile prendere visione della rivista in *pdf.
Per effettuare il download cliccare qui di seguito
(Scarica la rivista)

Un numero dedicato ai tanti borghi che costellano le colline del teramano, raggiungibili anche a piedi e in bici.

Paesi che non colpiscono l'immaginario ma che invece sono la parte più genuina della provincia.

Diamo voce nelle nostre pagine a una "Teramo di periferia" a torto immaginata minore ma ricca, al contrario, di storia, natura, arte e vita!

Elenco degli articoli presenti nella rivista

- Teramo: La fantastica banalità della vita di provincia
- La via dei borghi: 12 paesi in pochi chilomentri
- Da Teramo ai confini del regno
- Frunti, il paese che non c'è
- La via dei mulini
- Maria Santissima di Ponte a Porto
- I guerrieri e i turchi di Villa Ripa
- Frondarola: un castello importante alle porte di Teramo
- Nuove idee per recuperare il territorio
- L'antico "stato di Roseto"
- Gli spazi del tempo. Visita all'affascinante museo capitolare di Atri
- Rapino: la parola al piccolo borgo
- Books: I fiori di cicuta del professor Sardella