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domenica 12 ottobre 2014

In uno “Svarietto di terra” tra le vecchie scalette e l’Annunziata

Che grande idea fu animare uno “Svarietto” di terra e accogliervi il meglio della cultura teramana.
Carlo Marconi è stato un personaggio anticonformista che ha illuminato di cultura, dal 1976 al 1996 le serate della città di Teramo.
Il noto scrittore Giammario Sgattoni lo definiva:
“… sempre elegante, i suoi cappelli di feltro chic… e il sorriso davvero esemplare”.

Carlo colorava le vetrine del centro storico con le sue locandine che preparava insieme ad amici fidati come Peppino Scarselli, Alberto Chiarini, Genì Fantacone e poi affiggeva di soppiatto per richiamare il popolo ad una serata di poesia, scultura, musica.

Nasceva così la custodia dei valori popolari:
un “Sant’Antonio” con canti di questua tra bruschette, salsicce e vino, uno “sdijuno” dopo i digiuni quaresimali con la messa celebrata dallo storico Don Giulio Di Francesco, un “San Giovanni” col comparato a fiori dove, portando una rosa, una margherita, si acquisiva un compare a vita.

Un “San Luca” protettore dei pittori dove si riuniva il meglio di questa nobile arte, un “San Martino” tra allegre chiacchierate con Fernando Aurini, Alfonso Sardella, Vincenzo Cimini e bicchieri di vino novello, un “San Berardo” un “Focaracce”.

Tutte scuse per riunire davanti al suo vecchio focolare gli amici e fare cultura in maniera insolita.

Sandro Melarangelo, storico e pittore definiva questa idea
“… una grande valorizzazione del patrimonio locale in un modo che solo i mecenati rinascimentali sapevano fare, unendo ospitalità e sapere … un luogo piccolo dove svariarsi senza seriosità pur facendo cultura”.

Erano i tempi di Guido Montauti, Giustino Melchiorre, Guido Martella e di tanti altri grandi nomi di teramani che ci hanno lasciato.

Era frequente nelle serate dello “Svarietto” incontrarsi col grande Ivan Graziani, con la Grazia Scuccimarra, assistere ad un saggio di danza delle dolcissime Liliana Merlo e Mariella Converti, ascoltare il sax di Nino Dale, osservare le opere di Norma Carrelli, Alberto Chiarini, Sandro Melarangelo, godere del Coro Verdi, dello Zaccaria, ma anche di un umile suonatore di “Ddu Botte”.

La mitica Paola Borboni, capitata in quel giardino, si mise a declamare versi e alla fine scoppiò in una fragorosa risata dicendo che pur avendo calcato i più grandi teatri italiani, mai si era sentita così ispirata.

Si prodigava il signor Carlo per riunire gli artisti e dare un servizio alla città, regalando un luogo dove poter coltivare il bello della vita.

Ricordo che quando trasmettevo musica e chiacchiere a Radio Centro Abruzzo, dopo il mio spazio, andava in onda l’appuntamento curato da un uomo di cultura che ammiro, il Professor Gabriele Di Cesare.
“Ipotesi”, era questo il nome del programma nel quale Gabriele invitava tutti i personaggi di questo mitico cenacolo dando poi appuntamento in via Nicola Palma 47, in una sorta di sodalizio dal quale la cultura teramana usciva vincente.

E la signora Rosa insieme al marito Carlo era lì ad attendere tutti, anche gli sconosciuti, offrendo un bocconotto, un panzerotto, una pizza rustica, del vino ma, soprattutto ospitalità d’altri tempi.

Ricordo alcune serate meravigliose, poche purtroppo, visto che la mia tenera età a quei tempi, mi impediva di capire la valenza di questi incontri dei quali oggi non farei a meno: i festeggiamenti per i 105 anni di
Domenico Centinaro nell’epifania del 1983, gli auguri per i 12 anni di attività della nostra radio nel maggio del ‘90 dove, tra gli splendidi naif di Shandra Moscardelli furono molti gli ascoltatori dell’emittente a farci visita.

Carlo e Rosa erano sempre lì con il buon umore che li contraddistingueva e mentre parlavano con gli astanti, buttavano occhiate agli amati fiori del giardino per vedere se avevano bisogno di qualcosa.

Innamorato della montagna, Carlo Marconi organizzò con gli amici dello Svarietto anche delle serate per rivitalizzare paesi abbandonati come Figliola di Crognaleto, Settecerri di Valle Castellana,
Altovia di Cortino e dall’alba al tramonto tra una poesia, una pittura, una foto e l’esibizione di un coro di montagna, si consumava degnamente la vita.

Tanti personaggi, alcuni ancora vivi, molti partiti per il lungo viaggio, ma scommetto che da lassù guardano sempre la “loro” Teramo.


Grazie ai cari parenti di Carlo Marconi e a tutti coloro i quali hanno messo a disposizione le foto d'epoca di questo articolo! 


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Articolo di Sergio Scacchia pubblicato sul blog Paesaggio Teramano collegato alla rivista omonima.
Sul blog "Paesaggio Teramano" possibilità di visionare o fare il download dei numeri della rivista già pubblicati.
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Io personalmente ricordo questo simpatico signore sempre vestito elegantemente in abito bianco, panama bianco e foulard al collo e perennemente col sorriso stampato in viso e dal parlare forbito.
Lo ricordo fin da quando, 18°enne commesso della Gioielleria Migliori, ritrovo e punto di riferimento dei vip e ricconi teramani, si presentava a distribuire i suoi volantini in bianco e nero e ricchi di disegni e caricature ... un modo elegante e signorile di fare pubblicità agli incontri che si svolgevano nel suo incredibile giardino.

E ricordo pure che realizzai, nei primi anni '90, uno dei miei primi mini documentario in quel giardino dove, ad esempio, vecchie scarponi fungevano da fioriere.
Datosi che non ho mai buttato o cancellato niente dei miei lavori, amatoriali o professionali, da qualche parte del mio "archivione" dovrà pur esserci.

E ricordo pure che, sempre negli anni '90 "sfruttavo" quella bellissima location per portarci i miei sposi per realizzarvi foto e video.
(Vincenzo Cicconi - PacotVideo)

domenica 3 agosto 2014

Il Carnevale degli ignorantelli a Teramo!

Davanti a tanti Carnevali pallidi, stonati, messi in piedi alla buona, con musica e qualche carro qua e là, risulta impossibile non tornare con la mente agli “Ignorantelli”.

Era il caratteristico gruppo di persone che, accomunate dalla passione per la musica, la goliardia e dotati di quella teramanità ormai scomparsa, rallegrava tutte le feste portando note di allegria e spensieratezza con la semplicità e genuinità tipiche del popolano.
Chi ha qualche anno in più, ricorderà il mix di frizzante, divertente, rinfrescante comicità infantile che nasceva spontanea da questo gruppo di amici.

Il gruppo, apparentemente sgangherato, disseminava il Corso di Teramo di gag improvvisate, surreali, sospese tra varietà, clownerie, mimo e cabaret in una combinazione irresistibile di vivace autoironia.

Come dimenticare gli improbabili strumenti grotteschi usati promiscuamente insieme a quelli reali?

Tra tamburi, trombe, ddù botte, urr urr, si celavano brocche, catini, piatti e divertenti “modifiche” a consueti oggetti di vita quotidiana, dove persino un carrozzino per bimbi o uno sciacquone avevano la loro funzione.
Il buonumore, la simpatia dei suoi componenti era trascinante, regalava sorrisi e spensieratezza.

Gli Ignorantelli sono sempre stata l’espressione più gigionesca e ironica di una città che un tempo era viva, che aveva voglia di ridere, che superava i problemi col sorriso, insomma, ciò che manca oggi a Teramo!

I nostri improvvisati attori, con la loro lucida follia trasmettevano l’idea di un universo sottosopra diviso tra intelligenti e sprovveduti in una fine autoironia delirante che manca a tutti noi.

Erano i personaggi della vita di tutti i giorni che sfilavano per le vie cittadine già dal lontano 1933, col fascismo al suo apogeo.

Non si poteva criticare il regime?
Ebbene, uomini come Ammazzalorso, Giulio Di Teodoro, per tutti “Giuggiù”, ebbero la felice intuizione di creare questa finta scolaresca di ignoranti a cui tutto era permesso, anche prendere in giro i governanti e i potenti dell’epoca.

Il compianto giornalista Tiberio Cianciotta, descriveva la maschera di “Giuggiù” mirabilmente: “… piccolo, il volto segnato dalle rughe, pochi denti a gocce, voce roca simile a Buscaglione …”.

Era questo personaggio uno dei massimi esponenti di quella scolaresca cialtrona che al sussidiario preferiva il piffero o l’organetto, la tromba e la musica.

C’erano tante altre figure come, Elio Cutini, Tonino di Eugenio, per tutti “Lu piagnuse”, quello che iniziava a piangere per scherzo, alla stregua del più famoso personaggio dei Brutos televisivi della
Rai e finiva per piangere davvero.

Tra singhiozzi e bicchieri di vino rosso, trascinava una carrozzella con pupazzo dentro.

Come dimenticare Esposito Damiano, per tutti “Tipo Tapo”, l’uomo snodabile che riusciva a piegare tutte le membra e che, davanti all’improbabile corteo con smoking, bombetta e bastone, dettava i tempi di marcia dirigendo, a fatica, l’accozzaglia di scolari sui generis.
A volte toglieva il copricapo, salutava il pubblico, assiepato ai lati del corso per farli diventare parte attiva dello show.

C’era “La caciola”, il piccolino dalle gambe esili che portava con orgoglio lo stendardo degli Ignorantelli.
Nel gruppo si distingueva anche uno slavo, armadio di oltre un metro e novanta, “Ivic” che parlava senza farsi mai capire.

Molti ricordano i suonatori della banda del maestro Fedele, che seguiva il gruppo degli Ignorantelli: Graziuccio al sassofono, Fedele a dare aria al bombardino, Matè alla tromba, Nerio il parrucchiere con l’ocarina, Michele Di Biagio con fisarmonica, flauto e trombone.

Non tutti potevano far parte del gruppo.
I componenti venivano scelti con perizia.

Si doveva essere geniali e strambi per poter partecipare a quei carnevali gioiosi e spontanei che fino agli anni ’60 e comunque fino alla morte di Giuggiù, hanno caratterizzato Teramo, convogliando folle di gente entusiasta e donando alla città grande notorietà.

Gli Ignorantelli furono ospiti di grandi carnevali a Francavilla al mare, San Benedetto del Tronto, Roma.
Furono invitati anche al circo di Moira Orfei.
Entrarono nell’arena e subito conquistarono il pubblico con le loro trovate burlesche.

È bello pensare che questi amici stanno festeggiando il Carnevale tra le nuvole.
Non dimentichiamoli perché faremmo torto alla cultura e alle tradizioni, autentico patrimonio aprutino.


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Articolo di Sergio Scacchia pubblicato sul blog Paesaggio Teramano collegato alla rivista omonima.
Sul blog "Paesaggio Teramano" possibilità di visionare o fare il download dei numeri della rivista già pubblicati.
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sabato 20 aprile 1996

Teramo nel 1996


Con il sottofondo musicale di canzoni popolari abruzzesi (Vola Vola, Tutte le Funtanelle, Saltarello) un documentario realizzato dall PacotVideo nel 1996.



Per oltre un decennio sono stato il "cameraman della Coppa Interamnia" e realizzavo i video della manifestazione per gli atleti che provenivano da ogni angolo del mondo e che richiedevano la videocassetta.

In coda ai video realizzati durante le sfilate della Coppa Interamnia di hamdball (oggi Interamnia World Cup) o in occasione delle manifestazioni per la Elezione di Miss e Mister Coppa Interamnia decisi di inserire un documentario relativo alla Provincia di Teramo.


Nel mio piccolo per anni, e in silenzio, ho quindi fatto per anni "promozione" alla mia città e alla sua Provincia.

Le immagini dall'elicottero sono state prese "in prestito" dalla RAI ed effettuate nel 1990 durante l'arrivo di una tappa del Giro d'Italia.
Per la cronaca la tappa era la "Sora-Teramo" di 233 Km e fu vinta da tal Fabrizio Convalle.

Nel video ... immagini di Cerrano, porto di Giulianova, la stupenda Cascata "de lu Caccame" presso le Gole del Salinello, il mare di Roseto, Prati di Tivo, pietanze tipiche abruzzesi.

Riprese di Vincenzo Cicconi della Pacotvideo.
Il Video, della durata di 7m 52s, è stato pubblicato integralmente sul canale di video sharing YouTube "La città di Teramo e la sua Provincia"

mercoledì 19 aprile 1989

Amarcord ... Teramo nel 1965

Il video è stato realizzato presumibilmente negli 1965 e documenta il ritorno in edicola di un quotidiano abruzzese, il Corriere Abruzzese, stampato per la prima volta nel 1875 e fondato dal teramano Troiano De Filippis Delfico, eletto senatore del Regno D'Italia nel 1880.

Il Corriere Abruzzese fu fondato a Teramo da un gruppo di esponenti della Sinistra Storica.
Il regime fascista ne decretò la chiusura nel 1928.

Il video si conclude con immagini della inagurazione della ex Villeroy & Boch.



Qui di seguito il testo del servizio giornalistico.

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Non sono prezzi in eccezionale ribasso e ne si tratta di un errore di stampa.
Sono solo prezzi del secolo scorso.

Questo è infatti il primo numero del Corriere Abruzzese uscito il primo dicembre del 1875.

Il foglio si stampava a Teramo, usciva due volte la settimana e costava un soldo.
Per oltre mezzo secolo ebbe vita gloriosa e fu il simbolo del giornalismo abruzzese.

Dopo 90 anni, tra la commossa sorpresa dei più vecchi teramani e con la curiosità dei più giovani nelle edicole della città è riapparsa l'antica testata del giornale e la sorpresa è cresciuta per chi dotato, possiamo pur dirlo, di una memoria di ferro, ha riconosciuto le stesse firme di 50 anni fa.


Infatti a stampare questo numero unico del Corriere Abruzzese sono stati gli stessi giornalisti e tipografi, allora apprendisti, diventati uomini più che maturi.
Si sono serviti della stessa tipografia e questo torchio ha più di due secoli e ha stampato i primi proclami risorgimentali.

E' sembrato un miracolo quando messo in funzione dalle stesse mani di chi vi lavorò per l'ultima volta mezzo secolo fa ne è uscito un giornale stampato alla perfezione.

In città, l'abbiamo detto è stato accolto con successo.

Eppure è l'unico giornale, in Italia, che non partecipa al concorso "Per chi legge".

Chi si aspettasse di vederlo abbinato ad una delle autovetture Fiat in palio attenderebbe invano.

Il famoso concorso per chi compra un quotidiano prosegue regolarmente e questo è il risultato della settima estrazione.

Al Secolo XIX di Genova è stata abbinata una 1800, al Piccolo Sera di Trieste una 850, all'Ato Adige di Bolzano una 1100, al Momento Sera di Roma una 500, alla Gazzetta dell'Emilia di Modena una 850, al Popolo di Roma, infine, una 600.