Cerca nel blog o nel web o nei siti della PacotVideo

Visualizzazione post con etichetta Paesaggio Teramano 04. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paesaggio Teramano 04. Mostra tutti i post

sabato 27 luglio 2013

Da Frattoli alla sorgente Pane e Cacio di Sella Laga: a picco sul lago di Campotosto

Dislivello 650 metri; tempo di salita 2 ore circa: discesa 1 ora circa; itinerario parzialmente segnato con bolli bianco rossi.

È un lungo percorso a saliscendi con vista sul Gorzano e le Cento Fonti.
In parte è in cresta con magnifici scorci sul lago.
Siate prudenti e munitevi di altimetro e cartina

Dai 1119 di Frattoli si arriva alla sorgente e alla Sella Laga a 1976 metri.

Dal paese in auto, si segue la sterrata che sale a svolte per i pendii soprastanti l’abitato.
Oltrepassata una croce si entra nel bosco di faggi, (1450 metri).

Lasciata a destra una carrareccia secondaria, si raggiungono i 1650 metri, a meno di cinque chilometri dal paese.
Ora si sale a piedi fino a 1724 metri dove s’incontrano cartelli in legno.
Si continua sulla strada dissestata e in leggera discesa.

In breve si raggiunge un fontanile e uno stazzo di pastori a 1673 metri.
C’è una bella vista sul monte Gorzano e la valle delle Cento Fonti.
Finita la sterrata, si piega a sinistra, confortati dai segnavia bianco rossi.
Per prati si sale seguendo il crinale della Macchiarella.

Lo si lascia presto per un evidente sentiero che traversa il ruscello del Fosso di Malbove.
 Con vari saliscendi si raggiungono i 1900 metri di una cresta che scende a Colle Senarica.

Ora si procede in discesa, entrando nel bosco.
Si aggira un ultimi crinale, entrando nel bel Fosso della Laghetta.
Traversato il torrente si abbandonano i segnali, proseguendo paralleli al corso d’acqua.
Toccato un ometto, si raggiunge la sorgente Pane e Cacio e Sella Laga, affacciata sulla conca aquilana del Lago di Campotosto.

Per gli esperti, l’aerea e panoramica cresta può portare, in circa un’ ora e mezza, al Monte di Mezzo, spartiacque tra Laga e Gran Sasso.




Gli articoli inseriti nella rivista sono redatti da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di tre libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat" e "Abruzzo nel cuore".

Tutti gli articoli sono condivisi su Facebook nella bacheca di Sergio Scacchia e nella pagina "Il Mio Ararat" e su Google Plus.

Gli articoli sono inoltre pubblicati da Vincenzo Cicconi della PacotVideo , tra l'altro gestore di questo blog, su:
(blog della Città di Teramo - blog di Pensieri Teramani)
Pagina Facebook
(Il blog della città di Teramo e della sua Provincia)

N°1 pagina di Google Plus
(La città di Teramo e la sua Provincia)
Twitter
(Città di Teramo Blog)

martedì 23 luglio 2013

Frattoli: l'evidenza del sacro


Dopo la scoperta di Cesacastina nel numero scorso, questa volta Concetta ci racconta storie del paese degli artisti e della devozione cristiana.

Crognaleto, quasi al confine tra Laga e Gran Sasso, vanta nel suo territorio alcuni dei più belli e antichi borghi di montagna; agglomerati di case poste su immensi falsopiano tra costoni prativi che scendono fino alla valle sottostante dove scorre il serpentone della Strada Maestra all’altezza di Aprati.

Avvolti e protetti, quasi abbracciati da una catena di monti che offre scenari indimenticabili, i paesi rappresentano la nostra memoria.

Le antiche mulattiere che attraversano gli abitati, un tempo erano la sosta obbligata dopo le fatiche dell'ascesa, per i pastori con il loro carico di greggi transumanti e per viandanti alla ricerca di improbabili commerci.
Vecchi caseggiati oggi ammodernati che, nonostante l’assalto e l’ingiuria del tempo, mantengono gran parte dell'originale architettura.

Non è improbabile in questi luoghi scoprire la bellezza dell’ingegno dell’uomo tra intrecci di scale in legno, tetti in coppi, selciati antistanti alle abitazioni e arcaiche forme di canali scolatoi che attraversano le contrade, vere e proprie opere d'arte povera ormai uniche.

Molti conoscono il piccolo paese di Frattoli perché ha dato i natali a una generazione incredibile di artisti scalpellini, la famiglia Zilli.

Il capostipite giunse dalle rive del lago di Campotosto, ebbe due figli, Emanuele che emigrò in America, e Amedeo, sorta di armadio tanto era alto e robusto che ebbe sette maschi e cinque femmine.

Questi uomini popolarono il paese di abili muratori e valenti scalpellini che realizzarono vere opere d’arte con la pietra locale, impreziosendo chiese e case.

Tipici sono i camini: ogni casa ne ha uno riccamente scolpito.

Su di essi spesso si legge il nome del capofamiglia, colui che ha commissionato l'opera e una data particolare, spesso quella di costruzione della casa.

Il paese di Frattoli è balcone privilegiato sul Gran Sasso, e su immensi castagneti secolari, in alcuni casi così fitti che al sottobosco arriva pochissima luce.
Nei dintorni ci sono percorsi costellati di vecchie carbonaie, antichi casali isolati.

Il centro del paese ha le abitazioni disposte ai lati della strada principale, in gran parte ristrutturate con un carattere moderno che ha di fatto limitato le tracce delle tipiche costruzioni cinquecentesche di montagna.
Resistono negli edifici più vetusti alcune epigrafi sugli architravi delle porte che testimoniano date e notizie su antiche famiglie locali.

A pettine, si dipanano viottoli che denotano bellezza e tranquillità dell'ambiente naturale e, in sintonia con esse, gli elementi architettonici tipici di una tradizione rurale e contadina.

Ma c’è una particolarità che vale il viaggio per arrivare fin quassù oltre alla bellezza del panorama: è che sembrano esserci più chiese che case.

In un libro dal titolo “ I legni sacri” edito in occasione di restauri, da Corrado Anelli, Alberto Melarangelo e Berardo Rabbuffo, con le note introduttive del critico d’arte Francesco Tentarelli, si riportano parole significative del Palma che si meravigliava della presenza cospicua di edifici sacri in un luogo di così modeste fatture.

Esistono tuttora la chiesa madre di S. Giovanni Battista, la chiesa di S. Antonio, quella della Madonna del Carmine e la Madonna del Soccorso che oggi quasi non esiste più.

Anni fa c’era anche il tempio di Santa Margherita poi distrutto.
In più, una serie di edicole votive poste ai margini del centro abitato, di cui non si conservano che poche tracce.

Chiese adornate da altari barocchi intarsiati e dorati, soffitto a cassettoni in legno e le “conocchie”, particolari statue impagliate con solo il viso e le mani in gesso e rivestite da importanti abiti in broccato e stoffe preziose, più economiche e più leggere da portare in processione.

Credo che non sia sbagliato definire Frattoli, “il paese della pietà cristiana”.

La chiesa madre di San Giovanni Battista ha un portico del seicento in pietra che ha qualcosa di surreale.

All’interno il visitatore trova un ambiente armonioso in stile barocco, mitigato dalla tradizione locale, in una interessante commistione di stili.

Fanno bella mostra un pulpito in legno scolpito di pregevole fattura, un confessionale che, a ragione, si può definire capolavoro di ebanisteria artistica e una credenza in legno d’abete.

Il crocifisso ligneo dell’altare denota il gusto delle popolazioni dei monti della Laga, con quelle dorature e stucchi che spesso si incontrano nei paesi di Cesacastina, Cervaro, Tottea, Cortino.





Gli articoli inseriti nella rivista sono redatti da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di tre libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat" e "Abruzzo nel cuore".

Tutti gli articoli sono condivisi su Facebook nella bacheca di Sergio Scacchia e nella pagina "Il Mio Ararat" e su Google Plus.

Gli articoli sono inoltre pubblicati da Vincenzo Cicconi della PacotVideo , tra l'altro gestore di questo blog, su:
(blog della Città di Teramo - blog di Pensieri Teramani)
Pagina Facebook
(Il blog della città di Teramo e della sua Provincia)

N°1 pagina di Google Plus
(La città di Teramo e la sua Provincia)
Twitter
(Città di Teramo Blog)

lunedì 22 luglio 2013

Annibale e la Via Metella

Tra le due montagne del Gorzano e di Pizzo di Sevo, nei monti della Laga, si snoda il cosiddetto “valico di Annibale”, chiamato così in ricordo del probabile passaggio del famoso condottiero.

L'ipotesi storica nacque dal ritrovamento, di un miliario romano che riportava la distanza dalla capitale, ritrovato sotto la montagna di Cima Lepri.

La via antica della Salaria fu studiata nel 1830 dallo storico teramano Niccola Palma, e ricostruito analiticamente sul terreno da Alesi, Calibani e Palermi, nella Guida Escursionistica dei Monti della Laga (1990).

Quando, anni fa, m’inerpicai sul Pizzo di Sevo, incontrai un sessantenne molto ardimentoso che si divertiva ancora in montagna.
Conosceva il territorio e m’indicò dall’alto la via che, secondo lui, Annibale aveva praticato per arrivare fin qui.

Dalle Marche attraverso la Salaria, il percorso partiva dalla cima del Monte Comunitore, per il valico del Passo Chino, inerpicandosi lungo il costone che tocca la vetta della Macera e il Pizzutello, sotto Cima Lepri, in un tourbillon di incredibili ascese e discese.
 
Ciò che colpì la mia fantasia fu il “come” il condottiero avesse fatto arrampicare fin lì gli elefanti, tant’è che il mio interlocutore disse subito che molti animali e soldati perdettero la vita per il freddo e gli indicibili sacrifici.

Il maturo escursionista m’indicò il guado in cui il condottiero sarebbe passato per distendere le sue falangi armate nelle colline del Vibrata, un angusto passaggio a sud del Pizzo di Sevo.

Secondo lui, la vera “Salaria” era proprio questa: antichissima arteria, caduta in disuso perché troppo selvaggia, scavalcante la dorsale della Laga fino alla costa adriatica.

Un territorio troppo aspro, tra monasteri incastonati nelle montagne, paesini arrampicati su speroni di roccia, castelli che punteggiano le alture.
In mezzo a grandi faggete e prati, dovette sostenersi una battaglia dove si fronteggiarono uno stratega abilissimo come Annibale e il console romano Quinto Fabio Massimo, che tutti conoscono come il “temporeggiatore”.

La battaglia secondo la leggenda (o realtà?) fu il prologo di quella ben più sanguinaria di Canne dove il capo dei Cartaginesi, con forze inferiori di numero (ca. 35.000 uomini), riportò sui Romani, presentatisi alla battaglia con un esercito forte di ca. 50.000 uomini, una strepitosa vittoria.

Molti storici hanno asserito che su questa via che proseguiva per il crinale del Ceppo, toccando Castel Manfrino, antico “castrum Romano”, attraverso le selvagge gole del Salinello, dovette avventurarsi l’eroe cartaginese.

Il quale decise di attraversare le pericolose falesie al di sotto di Macchia, pur di accelerare il suo arrivo verso l’Adriatico.
Il confine tra il Piceno e il Pretuzio era anche libero da truppe nemiche date le innumerevoli leggende di mostri mitologici che si inerpicavano sui contrafforti del Foltrone e del Girella alla ricerca di malcapitati viaggiatori.
Ma, evidentemente, Annibale e, più tardi, il grande Manfredi non avevano di queste paure.


La via Metella che collega direttamente la costa abruzzese di Giulianova, attraverso
S. Omero, alla Salaria, zona amatriciana, attraversando i Monti della Laga, è oggetto di un trekking ideato dal C.A.I. di Ascoli.
A cavallo tra il teramano e la provincia reatina, il primo giorno si percorrono le Gole del Salinello da Ripe, giungendo, attraverso Macchia da Sole, all'ostello di Leofara.
Il secondo giorno si raggiunge, per Imposte e Ciarelli, la località Ceppo, dove ci si può fermare all'Ostello.
Il terzo giorno si affrontano le pendici della Laga, scavalcando la catena sul famoso Guado di Annibale, scendendo in località Capricchia di Amatrice.




Gli articoli inseriti nella rivista sono redatti da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di tre libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat" e "Abruzzo nel cuore".

Tutti gli articoli sono condivisi su Facebook nella bacheca di Sergio Scacchia e nella pagina "Il Mio Ararat" e su Google Plus.

Gli articoli sono inoltre pubblicati da Vincenzo Cicconi della PacotVideo , tra l'altro gestore di questo blog, su:
(blog della Città di Teramo - blog di Pensieri Teramani)
Pagina Facebook
(Il blog della città di Teramo e della sua Provincia)

N°1 pagina di Google Plus
(La città di Teramo e la sua Provincia)
Twitter
(Città di Teramo Blog)

domenica 23 giugno 2013

L'escursione: la Valle degli Eremi

Tra la Montagna dei Fiori e quella di Campli, nell’angusta gola del fiume Salinello: natura, leggenda, storie di re, pastori ed eremiti.

Da Ripe di Civitella del Tronto, si prende una strada bianca dopo la chiesa di San Pietro, che conduce in poco più di un chilometro ad un piazzale.
Si lascia l’auto e si procede a piedi lungo la carrareccia.
In dieci minuti si è davanti alla grotta di S. Angelo.

Poco dopo l’eremo si scende lungo un ripido sentiero che raggiunge il greto del fiume. Una piccola e remunerativa deviazione a sinistra scende alla bella cascata de “Lu Caccame”.

Percorrendo la sinistra orografica della valle in venti minuti circa si è davanti a un’ampia ansa del fiume e al bivio per Santa Maria Scalena.

La pericolosità del pendio sconsiglia la visita, soprattutto a chi non è esperto di escursionismo e alpinismo.
Il sentiero si addentra nel cuore delle gole e si ha bisogno di scarpe in gore tex per alcuni guadi da effettuare nell’acqua.
Dove la valle si allarga, il piccolo sentiero devia a sinistra e attraversa un ramo del Salinello.

Qui è visibile il bivio per l’eremo di San Marco raggiungibile da esperti in dieci minuti nel bosco.
Poco dopo il bivio per San Marco, lungo il sentiero che risale la valle, troviamo sulla destra una debole traccia che sale ripida lungo un brecciaio, inoltrandosi nel bosco e raggiungendo, in venti minuti, le Torri di San Francesco e l’eremo omonimo che la leggenda vuole sia stato utilizzato dal santo di Assisi.

Risalendo alle Torri, si riprende il sentiero che dopo pochi minuti, si ricollega al tratto principale proveniente da Ripe.
Presto si scorgeranno i leggendari monconi di mura di quello che era il Castello del Re Manfredi di Svevia, in alto sul costone roccioso.

È assolutamente un luogo magico.

Se lo si vorrà raggiungere, occorrerà una buona mezz’ora e, alla fine, avrete camminato per circa due ore e mezza.
Il paese più vicino sarà Macchia da Sole, su di un antico percorso di pastori.
Dalla rocca, dista circa venti minuti.




Gli articoli inseriti nella rivista sono redatti da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di tre libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat" e "Abruzzo nel cuore".

Tutti gli articoli sono condivisi su Facebook nella bacheca di Sergio Scacchia e nella pagina "Il Mio Ararat" e su Google Plus.

Gli articoli sono inoltre pubblicati da Vincenzo Cicconi della PacotVideo , tra l'altro gestore di questo blog, su:
(blog della Città di Teramo - blog di Pensieri Teramani)
Pagina Facebook
(Il blog della città di Teramo e della sua Provincia)

N°1 pagina di Google Plus
(La città di Teramo e la sua Provincia)
Twitter
(Città di Teramo Blog)

sabato 22 giugno 2013

Campli e Civitella del Tronto: parla la storia

Un territorio straordinario dove arte, natura, storia e religione si uniscono alla più classica delle culture gastronomiche contadine per accontentare anche il viaggiatore slow.
I segni prepotenti dell’antico nelle piccole rue, si fondono con un ambiente sontuoso!


Il netturbino, corpulento, passa a bordo della sua Ape scoppiettante.

Quando il rumore svanisce, il silenzio ripiomba sulle pietre della facciata artistica di Santa Maria in Platea fino ai mattoni dorati del cinquecentesco palazzo dei Farnese che qui hanno fatto la storia.

Alle sei del mattino comprendi meglio i gioielli celati dal borgo antico di Campli.
L’aria è frizzante, il sole è una palla rossa sulle colline che circondano l’abitato.
I legni dorati del soffitto della parrocchiale con i suoi artistici dipinti, le eleganti ogive, la misteriosa cripta affrescata, nella luce delle prime ore del giorno, acquistano una bellezza senza tempo.

Lungo il corso seguo l’itinerario classico alla scoperta della “Casa del medico” con la sua corte antica, la millenaria chiesa annessa al convento di San Francesco.

Mi immergo nella spiritualità salendo in ginocchio i 28 gradini della Scala Santa, lucrando l’identica Indulgenza di quella di Roma e Gerusalemme.

Subito dopo il panino con porchetta, vanto gastronomico del borgo, parto per un percorso alternativo alla statale che, da Teramo porta ad Ascoli Piceno e, tra campi arati, mi fermo davanti ai resti dell’antico monastero di San Bernardino, da anni oggetto di restauro infinito.

Uno dei luoghi sacri più interessanti tra quelli fondati dall’Ordine Mendicante di San Francesco, a cavallo tra il buio del Medioevo e la luce del Rinascimento.
Lungo la piana di Campovalano, lì dove furono scoperti i resti di una necropoli antica dell’età del ferro, svetta il piccolo campanile della romanica chiesa di San Pietro.

Già incombe il profilo possente della cinquecentesca fortezza borbonica di Civitella del Tronto, tra le più grandi d’Europa, strenuo baluardo degli ideali del Regno di Napoli.

Abbarbicata come edera alle vecchie abitazioni in pietra, corre sopra le chiome degli alberi e si impone come vigile sentinella dei confini settentrionali del Regno delle Due Sicilie.

Oltre l’antica porta d’ingresso, dentro le intatte mura medioevali che corrono intorno al fortino, cingendo le abitazioni aggrumate l’una all’altra, sembra essere tornati al tempo in cui la vita era regolata dalla creatività degli uomini.

La fortezza solida, un po’cupa, è uno scenario che seduce.

Sulle mura s’arrampica la luce della storia nel riflesso degli antichi camminamenti sopra ingegnose cisterne per la raccolta delle acque piovane.
Civitella del Tronto è un viaggio esaltante nel tempo.
Lungo la strada fortificata, che costeggia i muraglioni esterni, sopra i tetti delle case in pietra, si scorgono le feritoie crociate.

Le mura sembrano ancora rimbombare dell’eco di epiche battaglie.
Dalla balaustra dello sperone, osservo il volo elegante di un nibbio chiudersi a triangolo nel bosco delle gole del Salinello.

Lungo la valle che sposa il territorio marchigiano, si nota l’imponente campanile dell’abbazia benedettina di Montesanto, antico confine dello stato pontificio.
Il paese è un museo a cielo aperto che fonde strutture d’epoca romana alle case alto medioevali dagli archi a sesto acuto, i fregi in cotto.

E’ indispensabile perdersi nel labirinto degli stretti vicoli.
Allungando il collo dentro scantinati, portoni o chiese, appaiono tesori inaspettati: colonne antiche, fontane, scalinate in pietra bianca.
Dalla terrazza di Piazza Pepe si gode un paesaggio superbo.
Un incrocio di valli, le montagne gemelle e il blu del mare Adriatico.

Il campanile del convento di Santa Maria dei Lumi, fuori il paese, batte l’ora media.
Fu proprio lì che la Vergine, a cui si attribuiscono molti miracoli, apparve tra miriadi di fiammelle danzanti.
Un paesaggio d’altri tempi.
Vigne, crinali, campi arati, strade, siepi. Lande verdi dove un tempo si registravano le scorribande dei briganti, lo stanco incedere dei pellegrini, lo speranzoso cammino dei commercianti del sale e delle lane.

Geografie minute che si legano alle vicende storiche di secoli.
Dopo un sontuoso piatto di “ceppe” al sugo di castrato e una porzione di “pollo alla franceschiella”, diventa forte il bisogno di un tuffo nella natura più selvaggia.
Nella vicina Ripe, la vita frenetica lascia posto a sensazioni desuete.

Il fiume Salinello, nella parte più selvaggia del suo corso dove si incunea spumeggiante in un canyon, sembra parlare.
Lo scorrere del fiume, qui ancora giovane e bizzoso, dà vita ad un ambiente straordinario ricco di giochi d’acqua che confluiscono nello spettacolare salto della cascata de “lu Caccame”.

E’ tra gli anfratti di quella spugna di roccia che è l’arenaria della Laga che il fiume, difficile da contenere, si prende le ultime soddisfazioni prima di precipitare in Val Vibrata, sfaldandosi in rivoli nel mare Adriatico.

All’interno di queste gole, s’incontrano eremi nell’arenaria bucata dal lavorio incessante delle piogge.
Oggi le grotte fanno di questo luogo un unicum di grande interesse antropologico con testimonianze dell’età del bronzo e del neolitico.





Gli articoli inseriti nella rivista sono redatti da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di tre libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat" e "Abruzzo nel cuore".

Tutti gli articoli sono condivisi su Facebook nella bacheca di Sergio Scacchia e nella pagina "Il Mio Ararat" e su Google Plus.

Gli articoli sono inoltre pubblicati da Vincenzo Cicconi della PacotVideo , tra l'altro gestore di questo blog, su:
(blog della Città di Teramo - blog di Pensieri Teramani)
Pagina Facebook
(Il blog della città di Teramo e della sua Provincia)

N°1 pagina di Google Plus
(La città di Teramo e la sua Provincia)
Twitter
(Città di Teramo Blog)

venerdì 21 giugno 2013

Le Terre di Cerrano: prossima fermata, Il Paradiso

Millenari resti storici e presenze animali popolano il tratto di costa denominato “Terre del Cerrano” in un autentico spettacolo della natura raccontato per voi.

Il mare cerca di rubare la scena al cielo con la spuma delle onde e il blu profondo delle acque.
Al riparo di un pino ammiro il volo dei gabbiani.
Dio protegge questo mare, la sua splendida pineta ed le nuvole rade che si distendono sulla linea dell’orizzonte rendendo i colori bellissimi.

Anche il bikini della bella tedesca che passeggia sulla battigia è colorato come non mai.
La ragazza appare radiosa. I capelli sono leggermente mossi dalla brezza.
C’è anche un uomo alto e magro con un grosso gozzo e una età indefinita.
Il suo buffo cappello scamosciato, bianco color torrone di foggia potrebbe sembrare più adatto ad una passeggiata nel cuore del Tirolo che per coprirsi dal sole sulla spiaggia della torre del Cerrano.

Mingherlino com’è, quasi scompare tra le pieghe multicolore del pareo di un’autentica matrona, una donna gigantesca che potrebbe essere la sua metà e mezza del cielo.
Hanno il naso all’insù forse per cercare di scorgere un Fratino, un uccello marrone di appena 15 centimetri, vero simbolo naturalistico delle spiagge adriatiche.

Un piccolo essere così importante da giustificare un periodico censimento da parte del WWF Abruzzo, come racconta l’ornitologo Augusto De Santis dell’associazione.
 Li chiamano “curri curri”, perché quando si sentono in pericolo per l’arrivo di un estraneo corrono via dal nido, recitando la parte dell’animale ferito non in grado di volare.

Basta attendere qualche minuto per vederli tornare verso il nido con le uova dei piccoli.

Si prospettano tempi duri nel futuro di una specie che vive in uno degli ambienti più compromessi dal cemento.

E’ noto, infatti, che il litorale abruzzese ha circa l'89% della sua lunghezza complessiva, del tutto urbanizzato.

Servirebbe una rivoluzione nella gestione della costa perché si realizzi un riequilibrio del territorio a favore della natura.

Pensate che per il Fratino, in continua ricerca di luoghi puliti, la maggiore densità di coppie per chilometro lineare di spiaggia, è stata riscontrata in due siti, la Torre di Cerrano, appunto, nella nostra provincia e il tratto di spiaggia davanti alla stazione di Tollo in provincia di Chieti.

Il lembo di terra protetta tra la torre e, a sud, il territorio di Silvi, non ha mai rinunciato ai ritmi lenti, immerso tra pini d’Aleppo e macchia mediterranea, tra colline di uliveti e campi coltivati.

Questo mare è custode di tesori dal gusto leggendario, preziosi doni di origini greche, resti e relitti.

Sotto queste acque si trovano le rovine sommerse dell’antico porto di Hatria esistente dal VII secolo a.C. ancora funzionante nel XIII secolo e sprofondato per un terremoto nei primi anni del 1600.
Un tesoro di archeologia subacquea che meriterebbe l’attenzione del mondo intero, testimonianza di come l’Adriatico sia stato da sempre crocevia di importanti commerci e culture profondamente diverse.

Il mare fa da habitat a specie marine di pregio biologico tanto da far nascere una sorta di osservatorio della fauna, nei recessi più reconditi della monumentale torre.

Ci sono pesci di tanti tipi, cicale di mare, granchi e alghe che colorano vivacemente un paesaggio marino dalle tinte paragonabili ad un dipinto ad olio.

Esemplari di delfini nuotano a largo nelle zone più profonde, avvistati dalle lancette dei pescatori.
La parte terrestre dell’oasi è habitat di uccelli migratori e avifauna stanziale, alla ricerca costante di nutrimento e tranquillità per i loro piccoli.

Tra le piante crescono spontanee erbe aromatiche dai profumi arabeggianti e importanti fioriture di “Rotulea Rollii”, nome scientifico dello zafferanetto delle spiagge che da queste parti si credeva una essenza ormai estinta.

Sulla battigia il vecchio lupo di mare dal viso appassito dal sole, la pipa in bocca che sembra la pubblicità del “tonno Nostromo”, è intento a rammendare le reti.

Mi guarda, stranito, poi sorride.
Per lui il mare è solo lavoro.





Gli articoli inseriti nella rivista sono redatti da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di tre libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat" e "Abruzzo nel cuore".

Tutti gli articoli sono condivisi su Facebook nella bacheca di Sergio Scacchia e nella pagina "Il Mio Ararat" e su Google Plus.

Gli articoli sono inoltre pubblicati da Vincenzo Cicconi della PacotVideo , tra l'altro gestore di questo blog, su:
(blog della Città di Teramo - blog di Pensieri Teramani)
Pagina Facebook
(Il blog della città di Teramo e della sua Provincia)

N°1 pagina di Google Plus
(La città di Teramo e la sua Provincia)
Twitter
(Città di Teramo Blog)

giovedì 20 giugno 2013

Montepagano: il nobile balcone sul mare

Scorci di paesaggi stupendi, gocce di medioevo!
È il borgo di Montepagano che sovrasta la caotica spiaggia di Roseto, dove il tempo pare si sia fermato.

Il cavalletto portatile piantato sul terreno, la tavolozza dei colori e il rapido movimento dell’artista sulla tela.
Piccoli colpi di spatola e il paesaggio avvolge sinuoso.
Non potrò mai riuscire a copiare la bellezza di questo luogo”- mi dice, alzando la testa dalla sua creazione, rapito dalle onde del mare sottostante.

Lì dove oggi c’è la stazione balneare di Roseto degli Abruzzi, un tempo esisteva un piccolo agglomerato di case e tanta sabbia, fin quando, centocinquantadue anni fa, il 22 maggio 1860, non sorse questa industria turistica, per gemmazione dell’antico feudo di Montepagano.

Il balcone della porta da Borea con il suo arco a ogiva si apre sull’immensità del mare, con vedute che si allungano fin quasi al Conero marchigiano.
Il profumo di verde e l’aria pura di collina, la ruvida e calda pastosità delle pietre antiche, rendono una bellezza che produce un incanto profondo.
Sono arrivato a piedi, attraverso un ripido e antico percorso.

Gli abitanti lo utilizzavano per scendere i trecento metri di dislivello che dividono il colle dal mare.
Ho incontrato la storica “Fonte dell’Accolle” dell’ottocento, oggi quasi in abbandono, dove le donne facevano bucato e tornavano a casa, con testa la conca piena d’acqua e, sotto braccio, la canestra dei panni.

Dall’alto della collina è apparso chiaro ciò che sta accadendo: i paesaggi rurali di secoli stanno scomparendo, inghiottiti da un presente fatto di cemento, di sconquassi e di cantieri edili.
Le valli, intonse per migliaia di anni, stanno morendo nel fervore del cemento.
La multiforme ricchezza della ruralità italiana è sempre più minacciata dall’espansione urbana.

Eppure da questo balcone in cui si scorge Silvi Alta e più giù Pescara, tutto pare essersi fermato.
I rintocchi della torre della S.S. Annunziata scendono come pioggia.

L’imponente cupola domina l’abitato.
Il monumentale tempio nacque dal miracolo dell’immagine della Madonna che pianse, incredibilmente, per più giorni.

L’antico feudo dei Normanni, arroccato sulla collina, conserva bei scorci dal passato.
Il suono è certamente diverso da quello, possente, che si sprigionava nel periodo delle incursioni barbariche, dalla grossa campana del paese i cui rintocchi giungevano alle galee al largo della costa.

Il frastuono avvertiva l’imminenza degli sbarchi dei turchi distruttori.

Dire che qui tutto è rimasto come al tempo della giurisdizione degli Abati di San Giovanni in Venere nel chietino, non è bugia.
Dal campanile di quaranta metri, simbolo che si erge nella piazza con la cella campanaria dalle tre campane, si dipanano stradine medievali dove immergersi nel silenzio.

La torre di Sisto V del secolo XVI, rimasta orfana della chiesa, vive ancora la tradizione della Confraternita del S.S. Sacramento che, nel ‘500, assisteva gli indigenti e che oggi si occupa di organizzare i festeggiamenti al patrono, S. Antimo protomartire.
La statua solleva instancabile con la mano, da migliaia di anni, il castello medievale.

E’ in questa piccola cornice che si trova il Museo della Cultura Materiale, uno degli oltre quattromila sparsi nella penisola, risorsa preziosa della nostra storia.
Dal 1987 l’istituzione, nata ad allacciare il filo della memoria con il vissuto paesano, ha il compito di ricercare le testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente, conservandole e comunicandole.

I locali espositivi sono visitati mediamente da più di millecinquecento appassionati l’anno.
Tutto il prezioso materiale è contenuto in ambienti ricostruiti fedelmente grazie all’associazione, “Vecchio Borgo”, fondatrice del museo.




Gli articoli inseriti nella rivista sono redatti da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di tre libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat" e "Abruzzo nel cuore".

Tutti gli articoli sono condivisi su Facebook nella bacheca di Sergio Scacchia e nella pagina "Il Mio Ararat" e su Google Plus.

Gli articoli sono inoltre pubblicati da Vincenzo Cicconi della PacotVideo , tra l'altro gestore di questo blog, su:
(blog della Città di Teramo - blog di Pensieri Teramani)
Pagina Facebook
(Il blog della città di Teramo e della sua Provincia)

N°1 pagina di Google Plus
(La città di Teramo e la sua Provincia)
Twitter
(Città di Teramo Blog)

venerdì 14 giugno 2013

Sul crinale degli Acquaviva

Un percorso turistico da percorrere in bici ma anche in auto!
Dall’Area marina protetta del Cerrano al Parco nazionale Gran Sasso-Monti della Laga, passando per l’Oasi dei calanchi di Atri e per la Riserva naturale di Castel Cerreto.

Per un turista il blu è sempre blu.
Per quelli, invece, che cercano di vivere in pienezza la propria terra e si prendono la briga di guardare il cielo, il mare, accarezzare con gli occhi il paesaggio, è facile scoprire i blu grigi, i blu scuri, le mille tonalità di una località indimenticabile.

Penso a questo mentre pedalo con l’amico Lucio De Marcellis e e il maestro di mountain bike Dario Ripani, su di un crinale panoramico e ventilato, nonostante il gran caldo.
Sotto di noi lo stupendo mare dell’oasi del Cerrano.
Ripani, appassionato di foto, ci regala in questo servizio alcune belle istantanee.

Il rumore della città, la sua esuberanza finisce in questa campagna, dove il silenzio pare caderti addosso e c’è tutto il tempo da dedicare a se stessi.
Il traffico è quasi nullo.

I membri del Coordinamento ciclabili teramane hanno ribattezzato questo percorso il Crinale degli Acquaviva, dal nome della potente famiglia che ha governato per molto tempo i borghi di mezzo Abruzzo teramano, scrivendo innumerevoli pagine di storia.

Siamo partiti di buon’ora da Pineto attraverso la ciclabile costiera che tocca anche l’Area Marina protetta della Torre di Cerrano, puntando verso Mutignano, piccolo paese d’arte a circa sei chilometri.
Il panorama sul mare e sui piccoli casali sottostanti è fantastico.

Il borgo si caratterizza per i suoi murales sulle facciate delle case aventi per tema scene di vita rurale.

Una sosta al bar e subito si prende confidenza con gli anziani del posto. L’intraprendente custode del campo sportivo funge da guida turistica spontanea.

Fa notare la lapide con i nomi delle vittime delle bombe inglesi che, dalle altitudini di Atri sparavano contro i tedeschi posti a valle dell’abitato.
Alcune bombe purtroppo colpirono nove cittadini. Era il 24 marzo 1944.

Ripartiamo percorrendo la via principale, ancora una sosta per le foto nella parte alta del paese dove c’è una piana con una minuscola ma poetica pineta, quindi discesa fino a riprendere la strada principale SP 28 che sale nella città ducale di Atri.

Chi ha la bici da strada pedalerà qui, chi possiede una mountain bike potrà percorrere l’ombreggiata stradina brecciosa che s’imbocca appena cento metri a destra del bivio.
Traffico zero.
 Siamo ormai su Via di Fonte Canale e scorgiamo ai margini della strada un caratteristico lavatoio con numerosi archi gotici e vasche: per i dovuti approfondimenti www.comune.atri.te.it

Entriamo nella splendida città d’arte di Atri attraverso l’antica porta San Domenico (sec XVI) e, subito a destra, notiamo l’interessante facciata della chiesa di San Giovanni Battista (sec XIV).
Poco più avanti il belvedere, con vista sull’Adriatico e sui Monti Gemelli.

Una viuzza ad angolo e siamo catapultati nella bella Piazza Duchi d’Acquaviva con il caratteristico e omonimo palazzo.

Qui incontriamo Adriano De Ascentiis, direttore dell’Oasi WWF dei calanchi di Atri che ci accoglie nel centro informazioni per accompagnarci in una breve visita alla vicina oasi, circa un chilometro fuori il paese.

Ma ecco una bandiera, attaccata dietro una bici.
È quella gialla della Fiab.
Tante due ruote colorate al seguito; signore e signori di mezza età. Il meno giovane ha settantatré anni.

Il gruppo è costituito da veneziani; ci raccontano che ogni anno pedalano in una zona d’Europa.
Questa volta hanno scelto con soddisfazione l’Abruzzo.
Pernottano a Roseto e oggi sono arrivati qua, nel borgo storico.
Hanno bici tutto sommato normali, con qualche cambio di velocità. Eppure sono riusciti a inerpicarsi fino a 450 metri circa di quota.
Approfittiamo per scattare festosamente delle foto.

È la conferma che, la salita dal mare alla città degli Acquaviva, è fattibile da tutti quelli che hanno un minimo di allenamento, indipendentemente dall’età.

Ci rechiamo nel centro dell’Oasi dei calanchi per una breve visita.

La vista spazia dall’Adriatico alla Majella e al Gran Sasso.

Una breve pausa per un panino e subito riprendiamo a pedalare, in lieve saliscendi, sul Crinale.
Da qui si gode una vista a 360°.
Da queste parti le numerose aziende vitivinicole offrono interessanti visite turistiche.

Riprendiamo a pedalare verso il suggestivo paese di Cellino Attanasio, in grado di generare un incontro emozionale tra patrimonio storico-artistico, peculiarità artigianali ed enogastronomiche.

Fortunatamente gli operai sono al lavoro per sistemare l’aspetto delle mura esterne, lato sud, dopo i recenti lavori di allargamento della piazza soprastante.
Pedaliamo nelle vie interne.

Sono molto affascinanti alcuni scorci sui torrioni e sulle mura con merlature.

Dopo la pausa al bar di nuovo a pedalare.

Ricordiamo che chi vuole percorrere solo un tratto di crinale ogni tanto trova un bivio con relativa diramazione che scende sul fondovalle del Vomano dal quale far ritorno al punto di partenza.

Cermignano è sede di un antico castello fortificato come gli altri borghi appena visitati.
Panoramico il suo belvedere da dove si può ammirare il bacino del Piomba e una scultura commemorativa ai caduti della Patria, opera realizzata nel 1922 dallo scultore teramano Pasquale Morganti.

Da qui si può scendere a Montegualtieri per una visita all’omonima torre triangolare e al vecchio mulino di Maiorino Francia, lungo il Vomano, risalente al 1868.

Prodigiose a vedersi le bocche di uscita dell’acqua e le strutture metalliche per il movimento rotatorio delle macine.

Altra meta interessante è Penna Sant’Andrea, il paese del Laccio d’amore.

Volendo invece proseguire lungo il crinale, ci si dirige verso la località Monte Giove dove, diversi anni fa, furono trovati resti archeologici dell’Età del Ferro.

È possibile effettuare una visita nell’area di Riserva naturale di Castel Cerreto e poi proseguire per Colledoro e scendere a Isola del Gran Sasso.
Poco prima di Colledoro, si può decidere di visitare Castel Castagna o, ancor prima, Ronzano per la visita alla celebre abbazia.

I più allenati invece possono addirittura proseguire ancora lungo il crinale che oltre Colledoro s’inerpica per poggi, scendendo a Castelli nel cuore della Valle Siciliana!




Gli articoli inseriti nella rivista sono redatti da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di tre libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat" e "Abruzzo nel cuore".

Tutti gli articoli sono condivisi su Facebook nella bacheca di Sergio Scacchia e nella pagina "Il Mio Ararat" e su Google Plus.

Gli articoli sono inoltre pubblicati da Vincenzo Cicconi della PacotVideo , tra l'altro gestore di questo blog, su:
(blog della Città di Teramo - blog di Pensieri Teramani)
Pagina Facebook
(Il blog della città di Teramo e della sua Provincia)

N°1 pagina di Google Plus
(La città di Teramo e la sua Provincia)
Twitter
(Città di Teramo Blog)