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domenica 9 novembre 2014

Santa Maria Colleromano di Penne.

Una gita alla scoperta di luoghi non lontanissimi ma sicuramente interessanti?
E’ il caso del complesso monastico di Colleromano a Penne dedicato a Santa Maria, in provincia di Pescara, facilmente raggiungibile tramite l’autostrada A 14, uscita Pescara Nord, Città Sant’Angelo.

Il monastero, poco distante dallo splendido centro Vestino, ha sempre rappresentato un luogo di ordini religiosi, ospitando negli ultimi secoli, i Frati Minori Francescani.
Dal 2011 la Provincia Monastica, in accordo con gli ultimi Frati rimasti, ha deciso di affidare il prezioso Convento al Comune di Penne, con l’unica condizione di trattenere e salvaguardare il patrimonio archivistico strettamente correlato alla vita storica della Provincia.

Oggi sono molte le voci e gli articoli sui giornali che raccontano le intenzioni nefaste da parte del Comune di Penne di Vendere il Convento di Santa Maria di Colleromano per realizzare un Resort. Sarebbe una cosa a dir poco scandalosa!

D'altronde questo monastero nel corso dei secoli è stato più volte trasformato e rifatto in maniera così profonda da far considerare l’attuale struttura non rispondente, se non in minima parte, all’originaria.

È un luogo di pace, scelto non a caso dai frati che avevano indubbiamente necessità di posti che favorissero la meditazione e la contemplazione.
Anche oggi una pace interiore invade chi ha la fortuna di passare qui.

All’interno del complesso è esistito il Museo delle Tradizioni francescane e delle genti d’Abruzzo.
I frati hanno raccolto nei decenni passati, un’infinità di oggetti testimonianti la vita della loro fraternità e della gente abruzzese che lavorava nei campi.
Accanto a paramenti sacri, a testimonianze e segni delle missioni francescane nel mondo, è facile trovare oggetti della cucina di una famiglia contadina, attrezzi per lavorare la terra, maioliche e lampade.

Alle testimonianze di vita in una cella dei frati, si mischiano, in un’interessante commistione, altri segni di esistenza laica, oltre a quadri antichi, vecchie cartoline.

Una visita non può prescindere dalla maestosa biblioteca, oggi purtroppo rimaneggiata, dove i frati hanno raccolto con amore libri di ogni epoca che trattano tutti i temi dello scibile umano in una grande casa del sapere.

Sono da visitare anche gli ampi saloni dove operava un importante Seminario dei Frati Minori.
Qui si sono preparati adeguatamente religiosi che hanno svolto grande attività apostolica in patria e nelle missioni del terzo mondo.

A Colleromano lavora l’Associazione che s’ispira a San Cesidio, il martire dell’Eucaristia, originario di Fossa, splendido paesino dell’Aquilano, non lontano dal complesso di San Giovanni da Capestrano.

San Cesidio è un segno tangibile della missionarietà francescana nel mondo, da Panama, alla Terra Santa, fino alla lontana Cina.
Fu proprio in terra cinese che il giovane ventisettenne perse la vita, sorpreso dalla rivoluzione anti cristiana.
Fu colpito da bastoni e pietre e poi finito, mentre con il suo corpo difendeva l’ostia sacra, bruciato ancora vivo con una coperta inzuppata di petrolio.

L’Associazione a lui intitolata vive di solidarietà, arte e cultura.
Aiuta chi versa in condizioni di disagio, diffondendo un messaggio di vita e di speranza e allo stesso tempo s’impegna nella tutela e valorizzazione dell’immenso patrimonio storico culturale di una zona, qual è l’area vestina del Parco Gran Sasso Laga.
Esiste anche un ottimo servizio di foresteria con diverse camere accoglienti, dove poter essere ospitati.

Potreste così scoprire in tutta tranquillità gli interni di straordinario equilibrio di una chiesa tra le più armoniose della regione, il viale alberato, dove poter ritemprare spirito e corpo e dove ammirare una secolare quercia che fa parte della speciale lista nazionale degli “alberi da salvare”, visitare il nuovo e i ruderi del vecchio chiostro, prendendovi tutto il tempo occorrente.

Tutto in questo luogo parla di storia.
Colleromano era dimora nei secoli di vari Ordini Mendicanti dei Domenicani e Francescani, che hanno influito non poco sulle fortune della città di Penne, realtà sempre dinamica e ricca, divenendo punto di riferimento della vita religiosa e culturale, nonché di quella civile e politica sin dai tempi in cui qui c’era una badia cistercense.

Su questo colle fu sempre fiorente la presenza di eminenti e dotti religiosi fra i quali, degni di particolare menzione, sono i componenti la famiglia Angelini che rivestirono alte cariche nell’Ordine Francescano.
Il maggiore di essi, Giacomo Antonio, è ricordato nella lapide, posta sul sepolcro, oggi nel chiostro.

È interessante la grande statua in pietra della Madonna con, sulle ginocchia, la chiesa opera d’ignoto scultore, che guarda con aria benevola da una nicchia alta il visitatore che vi si accosta.
L’interno della chiesa è straordinariamente bello.
Chi si sofferma dal fondo della navata centrale scopre la grazia di colonna comunque poderosa, un tabernacolo maestoso e un colpo d’insieme mirabilmente armonioso.
Col sole splendente all’esterno, la luce fantastica rimaneggiata dalle ombre degli eleganti archi e il concorso dei riflessi di oro zecchino dell’altare nel presbiterio, forma un caleidoscopio trionfale di colori.

Da soffermarsi senza fretta sulle stazioni della Via Crucis del ‘700 e la pregevole tela dedicata alla Sacra Famiglia di chiara scuola umbro marchigiana.

È bella la Vergine che si china, pudicamente, a contemplare in estasi il Figlio che in mano reca un segno di Potere universale.


Gli angeli adoranti e il San Giuseppe in meditazione completano un’opera bellissima.
Semplice ma elegante il Coro i cui stalli furono completati nei primi anni del ‘500 e che oggi sono rimasti originali.
Attraversando la chiesa, arrivate fino all’altare maggiore ornato da tre statue di legno che raffigurano, al centro, la Vergine Assunta e ai lati San Francesco e San Bernardino.

Uscendo, le possenti strutture architettoniche fanno pensare all’imponenza di un castello e forse dovette essere questo prima che i Benedettini di Carpineto della Nora e poi i Francescani lo eleggessero luogo di rifugio dell’anima e di asilo dello spirito.

E’ da prevedere una piccola sosta davanti al monumento di San Francesco d’Assisi, dedicato al famoso “Cantico delle Creature”.

Colpisce lo sguardo anche il portale, creazione artistica notevole, che gli esperti definiscono mirabile per ricchezza e varietà di elementi, un vero e proprio capolavoro, vagamente somigliante a manufatti come quelli della cattedrale di Atri, di Santa Maria di Propezzano a Morro d’Oro o l’Annunziata di Giulianova.

Da Penne il ritorno a Teramo si potrebbe fare attraverso Rigopiano e Castelli, attraversando Farindola dove è possibile mangiare superbamente a base di carne di montagna o pecorino, oppure, da Campo Imperatore e l’Aquila verso Vado da Sole, grande punto per escursioni montane sopra le vette del Camicia e del Prena, nel Gran Sasso, consigliabili in piena estate.

 Per arrivare:
Con l'autostrada A14 si esce al casello di Pescara-nord; si continua con la statale numero 151 fino a Penne e al Convento. 
In treno si scende alla stazione di Pescara e si prosegue con l'autobus locale.

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Articolo di Sergio Scacchia pubblicato sul blog Paesaggio Teramano collegato alla rivista omonima.
Sul blog "Paesaggio Teramano" possibilità di visionare o fare il download dei numeri della rivista già pubblicati.
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domenica 4 agosto 2013

Le terre dei Vestini a cavallo del Gran Sasso

La strada sale lentamente verso l’interno affrontando con curve a gomito le alture che guardano alla moderna città di Pescara.

I grandi palazzi che sovrastano l’aristocratica piazza Salotto, sono lontani, inghiottiti da un dolce paesaggio collinare, profili di campagne, greggi al pascolo, fin quando dal verde di queste piccole alture non sbucano all’improvviso borghi turriti e castelli antichi.

Da teramano avventuratosi fin qui, provo l’impercettibile rammarico di un bel territorio che un giorno era nostro, prima che fosse creata la provincia pescarese.
Di colpo la veduta cambia, l’aria si fa più frizzante, boschi, gole scoscese e piccole praterie annunciano i profili maestosi del Gran Sasso e la Maiella, alternandosi ad altopiani, piccole appendici dell’interminabile Campo Imperatore.

E’ ciò che attende il visitatore che, attraverso Penne, risale a Farindola e poi a Fonte Vetica, sotto il duro massiccio del Monte Camicia, di là di Castelli, il borgo della ceramica nel versante teramano.
È il caso di arrivare fin quassù senza fretta, magari in moto per godere di quegli odori che qui la terra emana a profusione.

La bussola indirizzata verso una parte insolita dell’Abruzzo regala il fascino sottile di passare repentinamente dalla civiltà alla natura selvaggia e arcaica.

Il nostro viaggio inizia a Penne, il centro forse più importante di quest’area ricca di storia, denominata Vestina, dal nome dell’antico popolo italico, le cui avventurose vicende venivano già cantate negli epici poemi della Roma Repubblicana.

L’antica città di “Pinna”, porta d’ingresso di una porzione del Parco Gran Sasso Monti della Laga ritenuta di eccezionale valenza storica naturalistica, si trovava al crocevia dell’importante arteria che collegava Teate (l’odierna Chieti) a sud e l’Interamnia (Teramo) a nord attraverso la valle del Fino.
Un'altra grande via partiva dalla città per Hadria, Atri città ducale, unendo i territori di Montebello da Bertone, Vicoli fino al valico di Forca di Penne, entrando poi nell’aquilano.

Assolutamente da visitare Forca di Penne, passo di montagna dove un tempo transitavano i pastori con le loro greggi durante la transumanza.
L’abitudine dello sguardo è scossa da una dissonanza architettonica: il profilo di una tozza torre dal sinistro sentore di un tragico abbandono.

Quando da lontano, nella radura selvaggia si scorge questo singolare e semi diroccato manufatto medievale, silenziosa sentinella dei monti costruita dal nulla, il viaggio acquista il suo significato: segni dell’uomo, tracce della sua storia.

Questo luogo oggi è uno dei centri più importanti in Italia per lo studio dell’ornitologia.
Di certo la torre, nei secoli bui del medioevo, doveva servire a scrutare l’orizzonte per avvistare incursioni nemiche, ma è bello credere che questi uomini avvezzi alle guerre, si dilettassero anche alla vista dell’avifauna in un rozzo e primitivo birdwatching, alla scoperta delle eleganti evoluzioni di rari volatili.

La fenditura incassata tra il Monte Incappucciata e il Picca è un luogo magico.
Impressionano le rocce che circondano, minacciose e incombenti, quasi a deprimere il visitatore, il quale però alzando gli occhi al cielo e guardando l’impressionante numero di uccelli schizzare sopra la testa, è rapito da un’emozione profonda.

Le correnti d’aria che s’incuneano in questa depressione rendono oltremodo facile il volo degli uccelli migranti.
Vivono qui rapaci come l’aquila, il falco pellegrino, il gheppio, lo sparviero, la poiana.
Sono presenti barbagianni, allocchi e picchi.

La poco elegante torre ha la base invasa dagli sterpi, intorno capre e pecore, villeggiano beate ma il fascino è rimasto anche nel rammarico di qualcosa di bello che oggi non è valorizzato a sufficienza.

Il monte Picca che sovrasta quest’altopiano a 1000 metri, rappresenta uno dei balconi da dove scoprire la bellezza della nostra terra.
Chi ha buone gambe, partendo dalla torre, attraverso una facile carrareccia, alcuni tratti nel bosco e poi su di un piccolo sentiero facile, in circa due ore di cammino può salire in vetta, superando il dislivello di 500 metri e rimanere senza fiato, non solo per lo sforzo, ma soprattutto per la bellezza del paesaggio.

È un ampio giro d’orizzonte che fa scoprire il mare Adriatico e la Maiella, la valle del Tirino e l’immane bastionata del Sirente dalle dolomitiche guglie, inoltre la rigogliosa valle dell’Aterno, una delle conche più belle d’Italia.

Come un grande attore consumato, il Gran Sasso offre una prospettiva sconosciuta, un insieme irriconoscibile quasi, ma comunque sempre severo e altero nella sua infinita bellezza.

In fondo si scorge la Rocca di Calascio con le sue pietre di bianco immacolato.
Insieme alla Riserva Naturale WWF del Lago di Penne, questo luogo dimostra la cultura per la natura che è sempre stata insita nelle popolazioni vestine.

Dal valico è assolutamente da non perdere la visita al bellissimo paese semi abbandonato di Corvara ai piedi del Monte Aquileio, con le caratteristiche case in pietra locale e alle antiche mura medioevali di Cugnoli, Pescosansonesco con il santuario del giovane Beato Nunzio Sulprizio.

A pochi chilometri c’è anche Pietranico con il bell’Oratorio di Santa Maria della Croce.


Forca di Penne è raggiungibile più facilmente da Torre dei Passeri, Castiglione a Casauria, Pescosansonesco e Corvara in territorio pescarese.
Percorrendo la A 25 in direzione Roma, poco prima delle gole di Popoli scorgerete sul crinale della montagna la torre.

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Articolo di Sergio Scacchia pubblicato sul blog Paesaggio Teramano collegato alla rivista omonima.
Sul blog "Paesaggio Teramano" possibilità di visionare o fare il download dei numeri della rivista già pubblicati.
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