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venerdì 15 febbraio 2013

Lucio Cancellieri, il custode della memoria

Intervistare Lucio Cancellieri non è cosa facile.

Il suo essere schivo, umile e mai pieno di sé è inversamente proporzionale alla sua energia allo stato puro, alla sua simpatia contagiosa.

Ma a chi vi scrive non può dir di no.

Ne abbiamo fatte di trasmissioni radio la domenica insieme, tante da aver cementato un’amicizia che va oltre la scarsa frequentazione che abbiamo da anni.


I suoi occhi guizzano furbi e intelligenti mentre mi dice:
Ma che storia è questa, Sergio? A chi vuoi che interessi una pagina tutta per me in una rivista così bella”.

Eppure di libri dedicati al nostro essere teramani ne ha fatti tanti che li potete vedere sparsi in mezzo a queste mie righe.

Lucio è il custode del passato e il cantore del futuro.

Rievocando in tutte le sue pubblicazioni i nostri frammenti di vita vissuta, crea intorno a noi il mosaico perfetto di emozioni, di affetti, di paesaggi da farci riconoscere tutti protagonisti nelle sue belle liriche per un futuro che non può prescindere dal passato.

I suoi libri sono stati definiti “lo scrigno della più genuina anima teramana”.

Una bella definizione per questo ex insegnante di educazione fisica, nato nel 1940, sotto una stella che gli ha donato una sensibilità fuori dal comune.

“E’merito del mio segno zodiacale, l’ho scritto in una presentazione di una delle mie raccolte di poesie. Grazie a lui, giuro, riesco a cogliere i sentimenti e gli aspetti romantici della vita”.

Mentre mi parla, i ricordi mi si affollano nella mente.

Riaffiorano le trasmissioni radiofoniche di musica popolare, gli amarcord in vinile, le telefonate tra noi alla ricerca spasmodica di musiche antiche.

Avevamo un amico comune, Alfredo, che forniva canzoni introvabili dal suo sconfinato archivio musicale.

Già allora, il professore scriveva in gran segreto le sue poesie e forse credeva sarebbero rimaste chiuse nel cassetto dei ricordi.

Invece la vita gioca con le nostre esistenze e oggi la sua vocazione poetica è diventata il recupero di fotografie del passato, la conservazione della memoria da trasmettere ai giovani.

I valori dello sport che sono stati bussola per la sua attività scolastica, sono oggi diventati i valori di un mondo che non deve dimenticare quello che siamo stati per far sì che i giovani abbiano un punto di riferimento da cui partire.

E dal primo libro, “L’ urticelle de Tabbusse”, che tanto entusiasmo suscitò alla sua uscita, ecco che il denso percorso di pubblicazioni di cui potete vedere le copertine, è diventata la riscoperta della vita, dei colori, dei profumi, il presidio di civiltà e cultura, l’arsenale con cui mirare dritto all’intelligenza dei lettori.






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Gli articoli inseriti nella rivista sono redatti da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di tre libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat" e "Abruzzo nel cuore".

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Madonna delle Grazie, la chiesa teramana "fuori porta"!

Il santuario mariano della Madonna delle Grazie, protettrice di Teramo.
Oggi il convento annesso ospita una comunità di francescani Minori.
Un tempo era un monastero di monache benedettine denominato sant'Angelo delle Donne.
La chiesa originaria, secondo una lapide rinvenuta durante i lavori di ricostruzione nel 1892, risale come fondazione al 1153.

All'interno si custodisce uno dei maggiori capolavori della scultura rinascimentale abruzzese: La Vergine con il Bambino, opera lignea attribuita a Silvestro dell'Aquila.
La tradizione invece racconta che la statua della Madonna sia stata intagliata da abili artigiani di Frattoli, nei monti della Laga e che sia rimasta intatta nella caduta rovinosa sotto un ponte mentre era trasportata in città.

Molti hanno visto nell'avvenimento un vero miracolo!
Se parliamo di miracoli, i teramani sono convinti che per innumerevoli volte la statua della Madonna ha salvata la città nei momenti più bui della sua storia.
Il chiostro è una superba testimonianza dell'antico convento, formato originariamente da massicce colonne in pietra con capitelli in stile lombardo- bizantino del XII secolo.


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Articolo di Sergio Scacchia pubblicato sul blog Paesaggio Teramano collegato alla rivista omonima.
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giovedì 14 febbraio 2013

Il Teatro Romano di Teramo

Il teatro romano, il monumento più rappresentativo di Teramo,fotografato all'alba.
E' lì dai primi anni del II secolo sotto l'imperatore Adriano che, udite, udite, era originario di Atri, l'antica Hatria romana.
Questa cavea è la testimonianza di come fosse importante l'antica Interamnia per i popoli italici prima e per i Romani dopo.
La nostra città aveva qui il suo cuore, intorno all'odierna piazza Martiri e fino all'attuale santuario della Madonna delle Grazie. In questo teatro si svolgevano spettacoli non cruenti.La grandezza della struttura si può immaginare sia perchè i resti sono a oltre tre metri sotto l'attuale strada e per le numerose arcate che oggi non ci sono più ma che allora si contavano in almeno venti.


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mercoledì 13 febbraio 2013

La mia città


Come definire Teramo?
Malinconica, vitale, decadente, pigra, contraddittoria, misteriosa, imbrogliona, golosa, sensuale?
Non saprei quale aggettivo usare.
Io amo questo posto e non solo perché ci sono nato.
Adoro la sua indolenza, mi avvinghia il suo essere riservata, lontana dai fiumi di folla, dai sorrisi turistici, da palazzi sfarzosi.
Quello che mi attrae è la fantastica banalità di una città di provincia spalmata intorno a colli ubertosi e a metà strada tra mare e montagna.
La struttura medievale è stata cancellata in molte parti da sovrapposizioni urbanistiche e i “portici dell’ex Fumo” fanno da ragnatela del tempo che fu.
Vista dalle colline la città pare la stessa da sempre, l’”Interamnia”, tra i due fiumi.

 
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martedì 12 febbraio 2013

Colline verdi su Teramo!

Teramo, l'antica capitale dei Pretuzi, è una città millenaria che non cede facilmente al moderno e in grado di entusiasmare il visitatore che cerca arte, storia, cultura.

Tutto è racchiuso in uno spazio ristretto tra la maestosità del Duomo, i nobili palazzi e i resti evidenti della civiltà romana.

La città, come si nota da questa foto scattata dall'alto di una delle verdi colline intorno, è racchiusa tra mura antiche e i fiumi sottostanti, Tordino e Vezzola, che creavano l'antica Interamnia, alla confluenza di due corsi d'acqua.

Il suo ambiente naturale è invidiabile, equidistante circa 25 chiolometri dal mare e dalla montagna.

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lunedì 11 febbraio 2013

Le colline teramane


Nella foto scattata sulle colline teramane si nota un tratto della superstrada per Roma.

Per la città di Teramo è stato importantissimo uscire dall'isolamento con un'arteria che collegasse velocemente con Roma ma, questa intersezione di strade che si dipanano nelle campagne come stelle filanti, dà l'idea del grande tributo che bisogna pagare al progresso e al "fast food" che è diventata la nostra epoca!

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Articolo di Sergio Scacchia pubblicato sul blog Paesaggio Teramano collegato alla rivista omonima.
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domenica 3 febbraio 2013

Mosciano Sant’Angelo: la semplicità del bello


Atmosfere limpide dietro il morbido profilo dei colli, nuvole grasse che aleggiano correndo qua e là nel cielo, occhieggiando tra cipressi e olivi secolari.

Due delle otto torri di Mosciano Sant’Angelo si stagliano nitide in lontananza.

L’antica frazione di Convento,costruita su di un antico “fanum” gotico e adagiato sopra un colle ameno, gode di uno strepitoso panorama in grado di stupire turisti e fedeli.

Ad est si vede il mare Adriatico della vicina Giulianova, a sud si nota tutta la selvaggia antropizzazione della valle del fiume Tordino, la dorsale collinare del fiume Salinello, mentre imponente, quasi prepotente ad ovest reclama attenzione la poderosa catena montuosa del Gran Sasso.

Qui resiste al tempo e all’incuria il convento dei Sette Fratelli, i figli di Felicita, virtuosa del II secolo d.C. e ancella della più famosa Santa Perpetua, disgraziata martire cristiana insieme alla sua prole al tempo delle persecuzioni romane di Marc’Aurelio.

Fu un feroce prefetto, Tale Publio, che cercò di convincere la donna e i suoi figliuoli a rinnegare la fede cristiana.
All’ennesimo rifiuto i soldati tagliarono la gola prima ai figli poi alla madre rimasta impietrita dal dolore.
Il complesso, in origine sottoposto alla giurisdizione di Montecassino e poi passato nelle mani degli Acquaviva, ricorda il convento di San Bernardino di Campli, vero gioiello d’arte sacra in perenne restauro da anni.

Solo per visitare questo monumento fondato dai Benedettini prima del XII secolo, con la sua torre risalente all’XI° secolo, varrebbe la pena arrivare a Mosciano Sant’Angelo.

Basterebbe alzare gli occhi verso il meraviglioso soffitto in legno all’interno della chiesa che riproduce la Gloria della Regina dei martiri con i santi fratelli, opera di un autore ignoto del seicento per motivare il viaggio.

Sarebbe già gratificante guardare, sull’altare maggiore, la bella statua della Madonna del Casale, detta degli ngeli con in braccio il Bambino e il suo viso sorridente ad infondere serenità.

Probabilmente sarebbe sufficiente visitare l’antico chiostro in stile benedettino del XII secolo, con il suo colonnato che riempie gli occhi di archi a tutto sesto, le colonne ottagonali e le preziose pitture
che decorano le lunette del loggiato per tornare a casa soddisfatti.

Eppure, a pochi tornanti, c’è la “patria del mobile”, la città delle torri, il trionfo delle linee verticali, fondata sempre dagli inossidabili monaci nella notte dei tempi, anno 897.

Un borgo che rappresenta l’ideale cordone ombelicale tra passato e presente che colpisce per la sua ricchezza di testimonianze storiche e artistiche raccolte in uno spazio piccolo.
Mosciano era un semplice fondo agricolo al quale fu dato il nome di Sant’Angelo in onore di San Michele il cui culto, sul finire del V° secolo, era grande.

Grazie alla presenza dei monaci , in breve il luogo divenne popoloso.
Sorse un castello con un fossato e il ponte levatoio, poi vennero edificati palazzi nobiliari e il paese, sotto il dominio degli Acquaviva, conobbe anni di splendore culturale e artistico.
In breve divenne punto di riferimento commerciale anche per le popolazioni vicine.
Arrivo nell’antico borgo medievale attraverso una bella rotabile immersa nel verde dei campi.

Spicca, nel cielo blu, la massiccia torre civica degli Acquaviva con la sua inconfondibile merlatura ghibellina alla sommità, eretta nel 1397.
Il manufatto, costruito in mattoni con spigoli rinforzati da barbacani in pietra, è addossato alla facciata della chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo e svolge il compito visivo del campanile.

Il tempio è antichissimo.
Risale al 1100 e l’attuale costruzione potrebbe avere avuto l’ultimo ampliamento intorno al ‘500.
Con la ristrutturazione degli anni’70, sono andati perduti gli altari originali.
È la chiesa dell’Addolorata, però, a stupire per la sua bellezza.
Fu iniziata nel 1828 da Francesco I di Borbone e arricchita, anni dopo, delle inedite decorazioni a stucco all’interno dove fanno bella mostra opere di artisti teramani fra cui Gennaro Della Monica.

Dalla piazza centrale si snoda un panorama di rara bellezza.

Poco distante c’è il piccolo borgo di Montone gioiello immerso nella bella campagna che regala momenti di laboriosità contadina e cultura agreste.
Il paesaggio è incantevole, fra mare e montagna.

Ma c’è un ulteriore motivo per visitare Mosciano.
Qui s’insegna alla gente a conoscere quello che c’è in cielo!

Pochi teramani sanno, infatti, dell’esistenza di un interessante
Osservatorio astronomico con annesso Planetario e sala multimediale, nel vicino Colle Leone (www.oacl.net).

Si tratta di una struttura all’avanguardia, terza in Italia per grandezza, con una cupola di ben cinque metri da cui fuoriescono due telescopi a specchio.
Ideato e realizzato dal compianto Fausto Marini, è un gioiello per la didattica e divulgazione di ricerca dove poter osservare il firmamento, le stelle, le galassie con qualsiasi condizione atmosferica, grazie al lavoro dell’associazione fondata dal figlio Alessio che organizza incontri aperti a tutti, non solo agli
scienziati.

Un’opera d’ingegneria d’immenso valore scientifico, visitata ogni anno da oltre cinquemila appassionati e un po’ snobbato dalla nostra provincia.



Articolo pubblicato sul N°6 di Paesaggio Teramano (Novembre - Dicembre 2012)
Chi lo desidera può visionare la rivista in *pdf oppure fare il download dello stesso *pdf).

L'articolo è stato redatto da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di tre libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat" e "Abruzzo nel cuore".

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mercoledì 30 gennaio 2013

La chiesa di San Flaviano a Tavolero

La Chiesa di S. Flaviano nel minuscolo e ormai abbandonato borgo di Tavolero, nel comune di Rocca Santa Maria (TE), è edificio rappresentativo dell’architettura dei Monti della Laga.

Le prime notizie sulla chiesa risalgono al 1324; le visite pastorali dei Vescovi di Teramo, dal 1583 al 1908, delineano i suoi caratteri architettonici: aula unica con coro quadrato, due ingressi, campanile sulla facciata principale ad ovest, utilizzo di un unic omateriale da costruzione, l’arenaria.

Nel 1942 la chiesa subisce una pesante manomissione che ne modifica completamente l’assetto originario, con la demolizione della facciata principale, il ridimensionamento del corpo di fabbrica, la costruzione di un nuovo campanile e di un muro divisorio, il cambiamento del verso delle falde del tetto.
Dal 1954 la chiesa cade in rovina ed attualmente si presenta allo stato di rudere.

Nonostante le indebite distruzioni, S. Flaviano rimane esempio raffinato di architettura religiosa del ‘300 in provincia di Teramo.

I prospetti esterni mostrano, infatti, una cornice basamentale, molto diffusa nelle chiese benedettine di Abruzzo e Molise, che disegna l’intero perimetro e che, nella facciata sud, sale a formare il profilo del portale, decorato da fregi vegetali.
Le monofore sono scolpite con motivi floreali e geometrici, accuratamente rifinite: presentano un’iscrizione “Magister Mactheus”, resa tuttavia poco leggibile dall’erosione della pietra.

All’interno, un grande arco a tutto sesto separa l’aula dal coro, poggiando su mensole con decori vegetali di impronta cinquecentesca.

La chiesa di S. Flaviano è stata oggetto di una approfondita ricerca per una tesi di laurea, preceduta da uno studio finalizzato a riconoscere ed inquadrare cronologicamente i caratteri tipologici e costruttivi degli edifici, in particolare religiosi, presenti sul versante teramano dei Monti della Laga.

Nel caso di S.Flaviano, l’analisi delle murature e il confronto con la documentazione storica hanno permesso il riconoscimento delle fasi costruttive, delle strutture originarie e delle modifiche dei secoli successivi: il progetto di restauro si pone di fronte ad un’operazione critica di rilettura dell’organismo architettonico, nel pieno rispetto dei valori storici e artistici.

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Roberta Melasecca si è laureata con lode nel 2000 in architettura, con una tesi dal titolo: ”L’architettura dei Monti della Laga: dall’atlante delle tecniche costruttive al restauro di S. Flaviano a Tavolero”.
Ha seguito corsi di perfezionamento sul restauro, sul patrimonio artistico e sugli interventi in zone a rischio sismico.

Architetto, in cosa consisteva il progetto di restauro sviluppato per la Chiesa di S. Flaviano a Tavolero?

«Il progetto si proponeva di restituire in modo critico l’immagine persa della chiesa. Sono stati ideati elementi che tentavano di rendere l’edificio religioso protagonista del momento del restauro: ricostruendone l’originario perimetro si è cercato di rivelare le fasi storiche e le modificazioni subite nel corso del tempo, facilitandone la leggibilità e la comprensione.
Ed ogni materiale del progetto, il legno,l’acciaio, il vetro, la pietra aveva il compito di sottolineare funzioni espressive
specifiche».

Oggi sarebbe realizzabile questo progetto?

«In questo momento storico dominato da una scarsità di risorse economiche, ma anche da una ridotta conoscenza e modesto interesse per le zone montane, qualunque progetto di recupero potrebbe essere considerato inutile o eccessivo: è necessario pertanto un programma di riqualificazione, potenziamento turistico ed economico di tutto il territorio che preveda l’inserimento delle emergenze architettoniche all’interno di un percorso più ampio, strutturato ed integrato.
In quest’ottica, probabilmente, l’intervento più idoneo potrebbe consistere in un congelamento dell’edificio nella sua condizione di rudere, inserendo elementi minimali che rimandino all’immagine unitaria della chiesa».




Articolo pubblicato sul N°6 di Paesaggio Teramano (Novembre - Dicembre 2012)
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martedì 29 gennaio 2013

Campotosto, il lago dalle mille vite

Una pedalata invernale sull’anello del Lago di Campotosto con Lucio De Marcellis e Angela Aurini del Coordinamento Ciclabili teramane, per celebrare la futura grande provincia L’Aquila- Teramo.


L’aria è tersa, i colori rendono il paesaggio intenso.
I volatili toccano l’acqua, pescano forniti da madre natura di un becco adunco. Volteggiano come aquiloni in un silenzio irreale.
Più in là le folaghe agitano le ali, spruzzando gocce tutto intorno.
Calme e silenziose, bianche anatre si muovono con passo lento, tra i canneti.

In cielo vola qualcosa simile a un piccolo falco.
Alcuni pescatori tirano su le canne e guizzano, irrimediabilmente perduti, un coregono e un cavedano.
Questo brulicare di vita anima le sponde del più grande bacino artificiale d’Europa, il lago di Campotosto.

Siamo in pieno territorio protetto, abitato dal lupo appenninico, da rapaci e uccelli migratori che qui utilizzano aree di sosta nel lungo viaggio verso il caldo.

Per il consueto itinerario turistico in bici, Lucio De Marcellis e la moglie Angela, hanno deciso di testare per voi un percorso che sconfina in territorio aquilano, in onore della mega provincia Teramo L’Aquila, che presto sarà realtà.
Questo posto incantevole diventa autentico paradiso in inverno.

Partiamo in sella dalla sommità della strada panoramica che sale da Ortolano.
Il lago con le sue tre dighe è semi ghiacciato ma la temperatura ben si presta per la pedalata programmata.
Si punta verso il paese di Campotosto percorrendo la sommità della prima delle tre dighe, quella che ostruisce il torrente Rio Fucino.

La strada, quasi in piano permette la passeggiata a qualsiasi gamba.
La quota di altitudine è intorno ai 1330 metri circa (la superficie del lago è a quota 1313).

Da queste parti, ricorda l’amico Lucio, usava sostare, per diverse settimane durante l’estate con il suo camper, il poeta dialettale prof. Alfonso Sardella.
Da qui il poeta teramano partiva per le sue incursioni in bici verso il territorio reatino e aquilano.

Più avanti c’è la chiesetta di Santa Maria Apparente, appena fuori il centro abitato di Campotosto.

Secondo la tradizione sarebbe stata costruita per volere della Madonna apparsa il 2 luglio 1604 a un contadino della zona.
Fin dai primi decenni del secolo questo era il Piano di Mascioni.

Osservando vecchie foto d’epoca, si scorgono campi orizzontali a perdita d’occhio e tanto bestiame al pascolo.
Oggi vacche e pecore stazionano sul valico delle Capannelle, cinque chilometri sotto.
Al posto del lago c’era un altopiano conteso per anni dalla popolazione aquilana e quella della vicina Amatrice.

Nel 1318 vi si svolse una tremenda battaglia e Buccio di Ranallo, capitano di ventura dell’Aquila, dopo la sua vittoria, in segno di scherno, fece mozzare le code a tutte le bestie possedute dai nemici.

Dopo una breve salita, giungiamo al paese di Campotosto.

Fra le leggende che popolano questi luoghi, c’è quella del feroce brigante Tosti. Nessuno può giurare sia esistito davvero.
Pare che, dopo anni di selvagge scorribande con i suoi tagliagole, si trasferì in pianta stabile nel paese che da lui prese il nome.

In piazza incontriamo Gino Carli il cantoniere, vecchio amico di mio padre, che ci offre un buon caffè in piazza.
L’uomo ricorda ancora la ferrovia che correva da Capitignano verso il capoluogo aquilano, trenta chilometri in due ore, per trasportare torba.

Si estraeva il combustibile grazie a 1500 operai, al ritmo di 60.000 tonnellate l’anno per far muovere caldaie a vapore, locomotive e alimentare vecchie caldaie e cucine economiche.

Un impianto di teleferiche di tre chilometri, sorvolava la valle e quindici locomotive e 250 vagoni trasportavano il materiale estratto verso la stazione ferroviaria di Capitignano.

Da qui la torba era destinata a L'Aquila, Sulmona, Roma.

Oggi un grande progetto di ciclabile sull’antico percorso ferroviario è caldeggiato a più riprese dalle associazioni ambientaliste.

Lucio De Marcellis vedrebbe bene in uno degli edifici in disuso di Campotosto, un interessante “Museo della ex ferrovia e della torba”.
Il cantoniere vorrebbe farci rimanere a pranzo.
Sarebbe la fantastica occasione per assaggiare i famosi “coglioni di mulo”, salumi squisiti, specialità gastronomica dal nome poco invitante che nasconde una bontà assoluta!
Non ci facciamo tentare.

Riprendiamo a pedalare.
Una lieve discesa e intravediamo, nei pressi della riva dell’invaso, l’antica strada e il vecchio ponticello, in funzione prima che la piana fosse riempita d’acqua.

Negli anni Quaranta fu sbarrato il tranquillo corso del Rio Fucino, imbrigliato più di un torrente in affluenza dal versante occidentale della Laga, creando il lago, oggi di quattordici chilometri quadrati.

I ricchi pascoli che sfamavano greggi e mandrie di cavalli, scomparvero.
I pastori e gli operai conobbero la triste via dell'emigrazione.
In breve arriviamo al bivio per Poggio Cancelli.

La strada prosegue biforcandosi, verso Amatrice o verso Montereale.
Dopo molti zig zag e lievi saliscendi ecco il mitico “Ponte delle stecche”, chiamato così perché un tempo era di legno, poi sostituito da un manufatto in cemento armato (oggi non più in uso) che corre parallelo all’attuale nuovo ponte e che consente di attraversare il lago per far ritorno al punto di partenza.

Qui c’è la terza e più imponente diga.

Volendo prolungare la pedalata, si può proseguire verso il ramo lacuale chiamato Lago di Mascioni.
La forma a Y del lago di Campotosto e di Mascioni, osserva Angela, rievoca il Lago di Como e di Lecco di manzoniana memoria.

Altre notizie del percorso su www.abruzzoinbici.it

Le foto degli impianti e del paesaggio prima dell'invaso oltre all’affascinante e sconosciuta storia dei luoghi, si possono trovare nell’economica pubblicazione di Aurelio De Santis, "Campotosto e il suo Lago", ediz. Edigrafital - Teramo-1990.



Articolo pubblicato sul N°6 di Paesaggio Teramano (Novembre - Dicembre 2012)
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giovedì 17 gennaio 2013

Lo Tsunami Tour di Beppe Grillo e del MoVimento 5 Stelle a Teramo



Il nuovo tour elettorale di Beppe Grillo e del MoVimento 5 Stelle ha fatto tappa oggi pomeriggio a Teramo.
Come spesso accade quando scende in campo Beppe Grillo è stato un autentico spettacolo che ha contagiato il pubblico che ha letteralmente riempito Piazza Martiri della Libertà.

Al termine dello "spettacolare comizio" l'ideatore del Movimento 5 stelle ha lasciato la parola ad alcuni candidati alle prossime elezioni.
Questi sono i candidati abruzzesi:
1 - Gianluca Vacca
2 - Serena Smerilli
3 - Andrea Colletti
4 - Gianluca Castaldi
5 - Enza Blundo
6 - Massimo Di Renzo
7 - Daniele Del Grosso
8 - Elio Sottanelli

Per il resoconto di ciò che ha detto lascio la parola alle immagini del video integrale.

Questo è il riepilogo del programma dell'Agenda Grillo così come comunicato alla popolazione attraverso la divulgazione di locandine:

1 - Legge anticorruzione
2 - Reddito di cittadinanza
3 - Abolizione dei contributi pubblici ai partiti (retroattivi da queste elezioni)
4 - Abolizione immediata dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali
5 - Introduzione del referendum propositivo e senza quorum
6 - Referendum sulla permanenza nell’euro
7 - Obbligatorietà della discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese
8 - Una sola rete televisiva pubblica, senza pubblicità, indipendente dai partiti
9 - Elezione diretta dei candidati alla Camera o al Senato
10 - Istituzione di un politometro per la verifica di arricchimenti illeciti da parte della classe politica negli ultimi vent’anni
11 - Massimo di due mandati elettivi
12 - Legge sul conflitto di interesse
13 - Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa sul modello francese
14 - Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica con tagli alle Grandi Opere Inutili come la Tav
15 - Informatizzazione e semplificazione dello Stato
16 - Accesso gratuito alla Rete per cittadinanza

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Riprese di Vincenzo Cicconi della Pacotvideo.
Il video ha una durata di circa 22 minuti ed è stato pubblicato su quattro canali di video sharing gestiti dalla PacotVideo:
(YouTube - DailyMotion di Virgilio - Vimeo - Blip.TV).

E' stato pubblicato su tre blog anch'essi gestiti da Vincenzo Cicconi della Pacotvideo:

- blog della Città di Teramo
- blog della PacotVideo
- blog di Pensieri Teramani

E' stato pubblicato sulle pagine Facebook:
1 - Produzione Video a Teramo (Abruzzo) - PacotVideo.it di Cicconi Vincenzo
2 - Il blog della città di Teramo e della sua Provincia
e sulle pagine di Google Plus
1 - PacotVideo di Cicconi Vincenzo
2 - La Città di Teramo e la sua Provincia

Infine la pubblicazione del video è stato comunicato attraverso Twitter
1 - PacotVideo di Cicconi Vincenzo
2 - Città di Teramo

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