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sabato 11 giugno 2011

La faccia sconosciuta della Provincia: la Valle del Fino

Resta sempre difficile spiegare perché una valle tra le più affascinanti dell’entroterra teramano come quella solcata dal fiume Fino, sia così trascurata e sconosciuta.
Eppure basta prendere l’auto e da Villa Vomano, seguendo la panoramica “365” che porta fino a Bisenti e Arsita, scorazzare senza meta per avere l’impressione di conoscerla da sempre.

E’ di certo un’area tra le più nascoste d’Abruzzo, ma anche tra le più belle in assoluto.
Il fiume omonimo attraversa questo pezzo di territorio, prima di unirsi all’abbraccio gorgogliante delle acque del Tavo.

La natura incontaminata, gli scorci incantevoli, la storia, le tradizioni antichissime, i monumenti e testimonianze di un passato glorioso, sono questi i valori aggiunti per una terra di colture e di vita contadina, zona di piccole proprietà e di onesto e quotidiano lavoro.

Un paesaggio letterario che io conoscevo sin da piccolo.
Mio padre, autista dell’Istituto Nazionale Trasporti, oggi Arpa, per lunghi anni ha guidato tra queste strade tortuose che s’insinuano lungo i fianchi delle colline, un bus pieno di studenti e lavoratori che da luoghi come Poggio delle Rose, Montefino, Castilenti, Cermignano, Castiglione Messer Raimondo, Bisenti, Arsita, ogni mattina raggiungeva Teramo per ripartire a pomeriggio inoltrato.

Io, quando il babbo me lo consentiva, ero dentro questo torpedone a saggiare gli umori del “popolo in cammino”.

Ricordo che posavo spesso lo sguardo sui colori che il sole esaltava dai finestrini della corriera, creando distanze assurde, giocando con ombre e spazi di luce, rivelando scorci inattesi, lasciando estasiati gli occhi di un ragazzo che a quel tempo non capiva di quale grande amore per la propria terra, sarebbe stato colpito in età adulta.

La valle del Fino è un susseguirsi di dolci colline, boschi, campi coltivati, sempre dominati dalla mole possente e aspra ma in qualche modo rassicurante, della dolomia del Gran Sasso.

Ancora oggi questo spicchio di provincia, è un mondo che ispira, spinge a confrontarsi con la grandiosità della natura e a interagire con essa.

Borghi medioevali, case raccolte tutte intorno ad antiche piazze dove si affacciano chiesa e palazzi signorili.

E poi, colline che cedono il posto a uliveti interrotti solo da nastri d’asfalto che s’inerpicano verso piccoli centri ad alta vivibilità. Montefino, ad esempio, è un piccolo paese immerso tra calanchi affascinanti e con la storia improbabile del suo nome cambiato più volte in Montefiore, Montesecco fino all’attuale.
Merita attenzione il borgo di Bisenti che pare vivere in una sorta di dolce arrendevolezza, popolata da gente tranquilla che ha assimilato la quiete dei vicoli.

La vita qui ha un diverso valore rispetto a esistenze urlate e portate oltre ogni limite.

E’ ancora lo specchio di un mondo in cui la vita era regolata dalla creatività degli uomini e le mani erano l’unico strumento cui demandare il destino.

Alla fine della valle, si scopre la rassicurante bonomia della gente di Arsita, tra colline da quadro impressionista.

E’ la tavolozza cromatica di un paese millenario, dove gli scavi del Monte Bertona, hanno fatto rifiorire testimonianze di protostoria, capanne quadrate che risalgono al Paleolitico superiore.

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Articolo redatto da Sergio Scacchia, autore tra l'altro di due libri:
"Silenzi di Pietra" e "Il mio Ararat".

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