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venerdì 25 ottobre 2013

“Sulmo mihi patria est”: La città dove Ovidio cantò

La piana della valle Peligna, illuminata dal sole dell’autunno, ha una luce straordinaria.
Gli altopiani, piccoli o grandi, in Abruzzo sono tutti straordinariamente belli e in qualsiasi stagione.

Il fiume Aterno segue placido il serpentone di curve.

In certi punti della statale pare prendere il sopravvento sul cemento, con le sue cascatelle d’acqua e le fresche ombre dei pioppeti lungo l’argine.

Se riuscissimo a interrompere la corsa frenetica col tempo e lo spirito si dilatasse ad abbracciare sereno i fianchi del monte Morrone con i borghi arroccati, le umili chiese, gli antichi casolari, i castelli, ne gioverebbe di molto la nostra vita.

Raiano, il paese amato da un giovane Benedetto Croce che passava in un’antica casa colonica le sue calde giornate d’estate, ancora oggi offre il suo bel campionario di persone dai volti quadrati.
Sono però le fronti basse, volitive e i toraci capaci, a tradire l’appartenenza a coloro i quali lavorano e amano la propria terra.

E pensare che in questi luoghi ameni, un considerevole numero di abruzzesi non sono mai passati.
Molti di questi contadini si recano a Sulmona ogni giorno a far mercato tra teste di agli e cipolle, frutta e verdura.

La valle è da vivere senza fretta, assaggiando bontà culinarie a base di zafferano, carne di pecora, vini eccellenti, con l’intento di scoprire borghi antichissimi, tipo Pacentro, Introdacqua di origini altomedievali con il suo fortilizio a pianta quadrata e Corfinio.

Quest’ultimo paesino è stato la mitica capitale della Lega dei popoli Italici contro Roma.

Furono proprio i paesi del sulmonese, Popoli, Tocco e gli altri a dichiarare guerra ai Romani, neanche a dirlo, dopo che Sulmona aveva dato i natali al grande Ovidio.

Arrivo in città che già so di dover tornare nuovamente per darvi conto dell’affascinante eremo celestiniano che se ne sta incassato a nido d’aquila, su di una roccia della montagna, aspettando una mia visita.
Sotto lo sperone di roccia che ospita il luogo sacro, c’è l’immensa badia del Santo Spirito, ricco monastero e cenobio di spiritualità dell’ordine monastico dei Celestini sin dai primi anni del duecento.

Anche il monumentale santuario dedicato al culto di Ercole, del I secolo a.C., divinità italica protettrice dei pastori e delle greggi, con i suoi innumerevoli reperti tornati alla luce dalla notte dei tempi, merita ore e ore di attenzione.

Da secoli è lì e alimenta ancora leggende di maghi e stregoni tra polle d’acqua, boschetti di annose querce abitate da divinità, spelonche di asceti nella montagna sacra, casa anni dopo di Pietro Angelerio da Isernia, futuro papa del gran rifiuto dantesco.

Il temporale così come è venuto se n’è andato, lasciando in terra pozzanghere grandi a riflettere il cielo, ora azzurro intenso lavato a nuovo e pronto a regalare emozioni.

La montagna del Morrone è di un verde ancor più forte e le sue pendici sono inondate di un chiarore che le rende color argento.
Una quadricromia incredibile a rendere Sulmona ancora più bella se possibile.
La città dei confetti che diede i natali al poeta dell’amore, Publio Ovidio Nasone, uno degli artisti più sensibili e raffinati del suo tempo, è una bomboniera nell’Abruzzo che non finisce mai di stupire.

Dopo aver scoperto la splendida Rotonda di San Francesco mi trovo ora in piazza Plebiscito nel cuore del centro storico dove si erge l’interessante chiesa di Santa Maria della Tomba .

L’edificio sorge su di un antico tempio pagano dedicato a Giove Pluvio e capisco il perché da queste parti la pioggia è di casa.

Qui si dice, ma nessuno lo conferma, che fosse ubicata la grande villa dove Ovidio creava le sue odi d’amore.


Non è certa la notizia, così come non è certa la data in cui sorse la chiesa, fondata, questo si, su di un disegno di Nicola Salvitti.
La costruzione dovrebbe risalire al 1060, anno in più, anno in meno.

La facciata, per chi ama l’arte, è d’impostazione romanico gotica con uno splendido rosone del ‘400 che riempie gli occhi.
Fu commissionata questa singolare opera che arricchisce il tempio, dalla nobildonna Pelma del casato degli Amabili.
Pare che la signora amasse così tanto l’arte da concedersi a coloro i quali realizzassero per lei opere immortali.

Accanto alla chiesa e sempre nel ‘400 circa, venne costruito un edificio ospedaliero per indigenti, grazie alla confraternita che oltre a gestire la struttura, nel secolo dopo aiutò all’edificazione del campanile, seconda metà del XVI secolo.

L’interno si lascia ammirare con le sue tre navate ad arcate a tutto sesto, soffitto a capriate, e questo è il motivo per cui tante coppie chiedono di convolare a nozze in questo luogo ambito dove sui muri si ammirano piccoli resti di opere pittoriche del trecento.

La piazza del mercato poi è uno spettacolo nello spettacolo.
La mercanzia ha un’esposizione che pare studiata a tavolino.

Le donne che vengono da ogni dove, hanno i volti rosei di chi lavora all’aria aperta. Formaggi, olio e frutta regalano profumi e gioia agli occhi.

Lungo il corso si snoda la fantasia incredibilmente fervida dei maestri confettieri sulmontini, ricca di estro che si manifesta fra mille colori di cestelli, grappoli e fiori di ogni tipo e gusto.
Invenzioni fantastiche che puoi trovare solo qui, nella patria del confetto.

Nella piazza centrale la statua di Ovidio, il Vate peligno che cantava “Sulmo mihi patria est” sembra quella di un santo cristiano che indica le cose belle create da Dio.

Ovidio Nasone e la sua eterna poesia, che si sublima nelle metamorfosi e negli amori, permeano di sé tutta la cittadina.
A lato c’è un uomo buffo che pare uscito dal meraviglioso paese di Alice.
Piccolo, grasso con due grandi baffi bianchi e folti capelli ricci argento vende caldarroste.
L’autunno regala le sue delizie.

Mentre visito la città, ovunque si aprono squarci su ampi e suggestivi scenari montani che fanno da cornice alla ricchezza monumentale di quest’antico centro storico.

Sulmona, l’antico municipio peligno di Roma deve le sue fortune storiche per la felice posizione geografica, all’incrocio tra l’arteria Claudia Valeria, la “Via degli Abruzzi” del commercio tra Firenze e Napoli e il grande tratturo Celano Foggia, autostrada d’erba della transumanza fin dall’Età del Bronzo.

Imperdibile la visita al Museo Civico con i suoi resti di epoca italica, l’antichissimo acquedotto romano in ottimo stato e il Duomo con la cripta.
Forse il monumento sacro più spettacolare è però la chiesa dell’Incoronata, fuori il centro, un tempo dedicata alla Madonna della Croce, la Vergine nera alla quale le donne affidavano per la protezione gli uomini che partivano con le greggi verso il Tavoliere della Puglia.

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Sulmona è raggiungibile attraverso l'autostrada A25 (uscita "Sulmona-Pratola Peligna") che la collega a Roma (2 ore) e a Pescara (50 minuti). 
Un'altra strada a scorrimento veloce è la S.S.17 che collega Sulmona a Napoli e L'Aquila e la Tiburtina (da Roma a Pescara).
Per chi arriva dal sud non ci sono problemi: l'A14 Adriatica per chi arriva da Termoli, Foggia, Bari e Lecce; per chi arriva dal Tirreno conviene arrivare a Napoli e poi proseguire lungo la S.S.17.



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Articolo di Sergio Scacchia pubblicato sul blog Paesaggio Teramano collegato alla rivista omonima.
Sul blog "Paesaggio Teramano" possibilità di visionare o fare il download dei numeri della rivista già pubblicati.
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